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Parte la sperimentazione

del vaccino anti-linfoma
di Carlotta Clerici sabato 10 ottobre 2009

2' di lettura

  Al via la sperimentazione clinica, tutta italiana, delprimo vaccino antilinfoma terapeutico. Lo ha annunciato Oscar Burrone a capodel progetto e responsabile del Laboratorio di Immunologia Molecolare delCentro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) diTrieste. Inizialmente saranno coinvolti 12 pazienti scelti tra quelli in curapresso il Dipartimento di Oncologia dei Trapianti dell'Università di Pisa, checollaborerà alla sperimentazione. Non si tratta di un vaccino preventivo ma somministrabilea scopo curativo a pazienti già colpiti dalla malattia. L'obiettivo è combattereil linfoma Non-Hodgkins, che colpisce alcuni tipi di globuli bianchi, ilinfociti B che, hanno spiegato gli esperti, reagiscono in modo specifico neiconfronti degli agenti estranei al nostro organismo (antigeni). Ogni linfocitapossiede sulla membrana una proteina (immunoglobulina) in grado di riconosceregli antigeni. Nell'insorgenza del linfoma Non-Hodgkin, le cellule tumoralihanno origine da un singolo linfocita B che, «impazzendo», si riproduce senzacontrollo. Ecco quindi, hanno proseguito gli esperti, che il vaccino 'su misura’deve avere come suo specifico bersaglio l'immunoglobulina accoppiata a quellinfocita B, inducendo, paziente per paziente, una risposta immunitariaspecifica contro la sola immunoglobulina tumorale. Per questa ragione, suipazienti verrà effettuato il prelievo di alcune cellule tumorali perindividuare il tipo di immunoglobulina coinvolta, identificarne il gene che lacodifica e riprodurlo in laboratorio. Il vaccino a DNA risultante verràiniettato sotto la cute con una speciale pistola ad aria compressa e quindicomincerà a stimolare la reazione immunitaria anti-tumorale. In particolare, ilvaccino dovrebbe colpire le cellule tumorali residue e prevenire un'eventualericaduta, frequente nei linfomi. Il protocollo dell'esperimento prevede che aimalati venga somministrato il vaccino dopo le consuete sedute di chemioterapiae solo dopo il recupero dell'efficienza immunitaria. I pazienti verrannoseguiti per tre anni, ed i risultati che emergeranno da saranno importanti perpoter valutare l'efficacia del vaccino e considerarne l'utilizzo anche in altritumori, ad esempio quello alla mammella.

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