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Bravi a scuola? Un destino scritto nei chili del neonato

di Nicoletta Orlandi Posti martedì 2 dicembre 2014

2' di lettura

Paffuti e con una marcia in più non solo sulla bilancia: i bebè che hanno un peso più consistente alla nascita e che si affacciano alla vita ’con comodo', dopo la data prevista per il parto, sono predestinati a un futuro più brillante sui banchi di scuole elementari e medie rispetto ai colleghi ’snelli'. Lo suggerisce uno studio della Northwestern University che ha indagato su eventuali benefici della ’permanenzà prolungata nell’utero materno. «Un neonato che nasce in salute non necessariamente ha un cervello pienamente formato», spiega il direttore del Northwestern’s Institute for Policy Research, David Figlio, uno degli autori della ricerca che viene pubblicata online sulla rivista ’American Economic Review’. «Il nostro studio - prosegue - evidenzia la possibilità che una gestazione più lunga e il conseguente guadagno di peso siano due elementi positivi» per il bebè. «E ci siamo chiesti che risvolti potrebbe avere tutto questo per le politiche pubbliche». La ricerca - I ricercatori hanno analizzato le relazioni tra peso neonatale e sviluppo cognitivo attraverso gli atti di nascita e i dati scolastici di tutti i nati in Florida dal 1992 al 2002, e hanno seguito così l’evoluzione di più di 1,3 milioni di bebè e quasi 15 mila coppie di gemelli da quando sono venuti al mondo fino alle scuole medie. Risultato: secondo la ricerca, i bimbi che pesano di più alla nascita hanno punteggi più alti nei test. E questa relazione è evidente anche nei gemelli: il più in carne dei due vanta negli anni successivi una media più alta rispetto al fratello più ’leggero'. Il futuro accademico del bebè è dunque scritto anche nei suoi kg. E il vantaggio di frequentare una scuola di qualità superiore non è sufficiente a compensare lo svantaggio di un basso peso alla prima prova bilancia. Tutto questo avviene indipendentemente da razza, status socio-economico, esperienze di arricchimento fornite dai genitori, educazione materna e una serie di altri fattori. Anche se, rassicura il coautore dello studio Jonathan Guryan, professore di Sviluppo umano e politiche sociali alla Northwestern, il peso di un bebè non suggella per sempre il suo destino e anche un nato ’snello' può fare meglio di un coetaneo più in carne. Altri fattori, come ad esempio una mamma laureata, possono essere predittivi di successo scolastico. «Sarà però prezioso capire se il miglioramento degli utili per le famiglie con donne in gravidanza, una migliore nutrizione materna o la riduzione dello stress - tutti fattori associati con maggiore peso alla nascita - si possano tradurre anche in migliori risultati cognitivi nell’infanzia», conclude Figlio.  

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