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Cambio sesso, basta una singola mutazione genetica

di Paola Natali giovedì 16 aprile 2026

2' di lettura

Come riporta la rivista Science, il destino biologico maschile o femminile nei mammiferi potrebbe dipendere da un equilibrio molto più fragile di quanto si pensasse. Un nuovo studio mostra infatti che una singola mutazione in una regione non codificante del DNA può essere sufficiente a sovrascrivere il sesso cromosomico, portando allo sviluppo di individui XX con caratteristiche maschili complete. Al centro di questa scoperta c’è il gene SOX9, considerato il principale regolatore dell’identità testicolare. In condizioni normali, nei mammiferi XY, la sua attivazione è innescata dal gene SRY, presente sul cromosoma Y, che avvia il programma di sviluppo maschile durante la formazione embrionale delle gonadi.

Nei soggetti XX, invece, una rete di geni pro-femminili mantiene SOX9 sotto controllo, impedendo l’attivazione del programma testicolare e garantendo lo sviluppo ovarico. Lo studio identifica una regione regolatoria del DNA, denominata Enh13, come nodo cruciale di questo sistema. Enh13 funziona come un "enhancer" essenziale per l’attivazione di SOX9 nei testicoli. Secondo i dati riportati su Science, anche una singola mutazione nucleotidica in questa regione può alterarne profondamente la funzione. Il risultato è sorprendente: l’attivazione aberrante di SOX9 in embrioni XX, con conseguente sviluppo di un programma genetico testicolare completo e repressione dei geni ovarici. In condizioni fisiologiche, diversi fattori molecolari  tra cui RUNX1, NR5A1 e GATA4  contribuiscono a regolare finemente Enh13, mantenendo l’equilibrio tra i due programmi sessuali antagonisti.

La mutazione descritta nello studio compromette proprio questo sistema di regolazione, impedendo ai fattori repressivi di svolgere la loro funzione. In assenza di questo controllo, SOX9 si attiva in modo improprio, innescando lo sviluppo testicolare anche in assenza del cromosoma Y. La ricerca evidenzia come la determinazione del sesso nei mammiferi non sia un processo rigido, ma il risultato di una rete genetica altamente sensibile, in cui anche minime variazioni possono produrre effetti macroscopici. Questo contrasta con una visione semplificata del determinismo cromosomico XX/XY, suggerendo invece un modello in cui il destino delle gonadi dipende da interazioni regolatorie estremamente precise tra geni e sequenze enhancer.

Secondo gli autori, questi risultati aiutano a chiarire alcuni casi di differenze dello sviluppo sessuale (DSD) e aprono nuove prospettive nello studio della regolazione genica durante l’embriogenesi. In particolare, la scoperta di Enh13 come “hub regolatorio” suggerisce che il controllo del destino gonadico non sia affidato a un singolo gene, ma a un sistema integrato di segnali che agiscono come un vero e proprio interruttore biologico. Come sottolinea Science, si tratta di un esempio emblematico di come una variazione genetica apparentemente minima possa avere conseguenze biologiche profonde, riscrivendo in alcuni casi il percorso dello sviluppo sessuale fin dalle primissime fasi della vita embrionale.

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