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Carne biologica e "convenzionale", dove i batteri resistono agli antibiotici: ecco quale dovresti evitare

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Carne biologica e carne convenzionale, quali le differenze? Secondo uno studio della Johns Hopkins University di Baltimora, quella biologica sarebbe da preferire non solo per l'assenza di fitofarmaci, antibiotici, ormoni, pesticidi ed erbicidi, ma anche perché conterrebbe un quantità minore di batteri resistenti agli antibiotici. I ricercatori sono arrivati a questo risultato analizzando i dati di poco meno di 40 mila campioni di carne di pollo, manzo e maiale controllati tra il 2012 e il 2017.

 

 

 

Nello studio, in particolare, è stata verificata la presenza dei quattro batteri più diffusi: la Salmonella, il Campylobacter, l’Enterococcus e l’Escherichia coli. E si è scoperto che geni per la resistenza erano stati rilevati in oltre 1.400 campioni. Andando poi a controllare il tipo di carne che conteneva questi batteri, i ricercatori hanno dimostrato che quei geni erano stati ritrovati nel 4% della carne convenzionale e nell’1% di quella certificata come biologica dallo US Department of Agriculture. Gli esperti, inoltre, hanno sottolineato che le contaminazioni e il passaggio dei geni per la resistenza si verificano spesso negli impianti di macellazione e di lavorazione, dove si trattano tutti i tipi di carni, biologiche e tradizionali. I mezzi di trasmissione sono superfici e attrezzi. 

 

 

 

Secondo alcuni esperti, quindi, sarebbe giusto separare in maniera rigida gli impianti che trattano tipi diversi di carni, quelle convenzionali e quelle biologiche. In modo da ridurre il rischio di trasmissione da un tipo di carne all'altro. Che sia urgente intervenire, inoltre, lo dimostra anche lo studio pubblicato su The Lancet Microbe dai ricercatori del Wellcome Sanger Institute di Londra. Questi ultimi hanno rilevato la presenza dei batteri resistenti agli antibiotici nei ceppi di Escherichia coli di 3.200 pazienti che si sono infettati negli ultimi 16 anni in Norvegia.

 

 

 

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