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Lazio: più partecipazionedei cittadini nella sanità

Tagli alla spesa, servizi fantasma e carenza di personale. Di fronte a queste gravi criticità che la sanità regionale è costretta ad affrontare, Cittadinanzattiva porta avanti le istanze dei pazienti per produrre decisioni condivise
di Maria Rita Montebelli domenica 24 marzo 2019

3' di lettura

Tempi duri per le nostre sanità regionali. Ne è un chiarissimo esempio il caso del Lazio, una delle regioni italiane che più sta soffrendo per i pesanti tagli alla sanità: dopo 8 anni di Piano di rientro oggi mancano all’appello 16 ospedali, il 14 per cento del personale e 3.600 posti letto. Tutto questo a fronte di una popolazione di 5,8 milioni di residenti, di cui 380 mila con più di 80 anni d'età. Il risultato? Liste di attesa lunghissime e servizi a macchia di leopardo. Con situazioni critiche e paradossali in molte aree del territorio. Come a Ostia, che sta vivendo una vera e propria emergenza nella gestione dei problemi di salute mentale di bambini e giovani. Ci sono genitori costrettia spostarsi a proprie spese e raggiungere altre città per far seguire i propri figli da uno specialista. A Fiumicino la situazione sembra ancora più grave: c’è un unico centro di salute mentale che ha in carico ben 8 mila persone, cioè il 10 per cento dei residenti. Un carico pesantissimo per un’unica struttura alla prese anche con grosse carenze di personale. E ancora: nel Lazio ci sono migliaia di pazienti con il Parkinson in attesa di trattamenti fisioterapici, fondamentali per migliorare equilibrio e postura. “In alcune aree del territorio non vengono offerti i servizi ai pazienti, e per le persone con Parkinson la nostra associazione può dare diretta testimonianza - riferisce Laura Horn, responsabile dell’associazione Azione Parkinson - i tempi d’attesa sono lunghissimi: una media di 4 mesi per un solo ciclo per poi ritornare al punto di partenza. Ci sono pazienti costretti ad aspettare addirittura un anno o più”. Questo significa che ci sono migliaia di persone che non accedono a un servizio considerato essenziale per la prevenzione delle cadute e, di conseguenza, delle fratture. “Con un danno sia per la loro qualità della vita che per le risorse pubbliche”, aggiunge Horn. Di questo si è parlato durante il convegno ‘Partecipazione in sanità: il ruolo di pazienti e cittadini nel Lazio’ realizzato negli scorsi giorni a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con il contributo non condizionato di Janssen. Si tratta del primo di quattro appuntamenti regionali che puntano a riportare al centro delle scelte in sanità i cittadini ed i pazienti. Dal convegno è emerso un assunto, apparentemente banale e tuttavia di fondamentale importanza: la sanità è migliore se partecipata. Produrre decisioni condivise, infatti, consente di arrivare a soluzioni che rispondono ai bisogni reali dei cittadini con importanti risparmi anche per le risorse pubbliche. Questo vale specialmente per regioni come il Lazio, costrette a fare i conti con anni di severe politiche di razionalizzazione. Ne è la prova la Commissione di vigilanza sul sistema emodialisi - costituita nel 2011 - che coinvolge nel Lazio 5mila pazienti, che ha ottenuto risultati importanti che in grado si migliorare o la qualità dell’assistenza ai pazienti con insufficienza renale cronica. Almeno fino al 2016, anno in cui la commissione non è più stata ricostituita. “La partecipazione dei cittadini e dei pazienti non deve essere vista come un aggravio economico o burocratico – ha dichiarato Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio - ma come un elemento imprescindibile per arrivare a decisioni che garantiscano più efficacia ed efficienza”. Cittadinanzattiva, dunque, si fa portavoce di questo cambiamento ed elenca una serie di proposte. “La prima è di mettere in opera quanto previsto nel decreto attuativo del Piano nazionale cronicità a cominciare dalla convocazione del Gruppo di lavoro regionale di coordinamento e monitoraggio delle attività riguardanti il Piano –ha affermato Rosati - Poi bisogna rendere noti i componenti, le attività dei gruppi di lavoro e i tavoli tecnici tematici sulle singole patologie e mettere in atto al più presto tutte le soluzioni organizzative previste nel Piano che possano offrire ai pazienti affetti da patologie croniche le necessarie risposte alle esigenze di cura ed assistenza a cominciare da una profonda e partecipata riorganizzazione dell’offerta assistenziale territoriale e dai Pdta”. (MATILDE SCUDERI)

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