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Al policlinico Gemelli arrivail futuro della neurochirurgia

Riusciti i primi interventi con O-Arm 2, la tecnologia innovativa che permette di guidare in tempo reale gli interventi di impianto di pacemaker cerebrali di pazienti con Parkinson o epilettici
di Maria Rita Montebelli domenica 18 marzo 2018

3' di lettura

Il futuro della neurochirurgia è già qui, e più precisamente presso la Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma: si tratta di O-arm 2 una speciale tac intra-operatoria collegata a un nuovo sistema di neuronavigazione che permette di seguire in tempo reale l’impianto di un ‘pacemaker’ cerebrale per la stimolazione profonda del cervello di pazienti affetti da Pakinson, distonia ed epilessia. “Per gli interventi di stimolazione cerebrale profonda questo sistema è l’unico che permette di verificare la posizione reale degli elettrodi del pacemaker durante l’operazione, consentendo quindi anche correzioni delle traiettorie al fine di migliorare il raggiungimento del target” spiega Tommaso Tufo, neurochirurgo del team guidato dal professor Alessandro Olivi, direttore dell’unità operativa complessa di neurochirurgia del Gemelli e ordinario di neurochirurgia all’università Cattolica, dove sono stati eseguiti con successo i primi due interventi in Italia con l’utilizzo di questa tecnologia. Il sistema O-arm 2 è una evoluzione dei precedenti sistemi Tac intra-operatori. Il sistema si interfaccia con la tecnologia ‘frameless’, una  speciale piccola ‘torretta’ che si monta sulla testa del paziente e viene riconosciuta dal neuronavigatore. Il sistema permette di tenere la testa del paziente libera di muoversi durante la procedura – si pensi che in alcuni di questi interventi il paziente è sveglio - e senza l’uso del casco stereotassico, un dispositivo meccanico fissato alla testa del paziente  per ottenere immagini diagnostiche  da Tac, risonanza magnetica o angiografia, utilizzabili durante l'intervento chirurgico. Ciò consente una ulteriore riduzione dei tempi operatori e ulteriore miglioramento del confort per il paziente e anche per il chirurgo. “La stimolazione cerebrale profonda permette di migliorare i sintomi di malattie come il Parkinson, la distonia o alcune forme di epilessia che non rispondono ai trattamenti farmacologici di prima linea - precisa Anna Rita Bentivoglio, responsabile disturbi del movimento della Unità operativa complessa di neurologia del Gemelli - in alcuni casi, i risultati sono sorprendenti, tanto da riuscire a sospendere o ridurre in maniera importante la terapia farmacologica”. I nuovi sistemi di stimolazione sono altamente tecnologici, risonanza compatibili e con possibilità di direzionare la stimolazione al fine di ottenere una terapia mirata per il singolo paziente. “La  personalizzazione del trattamento - prosegue Bentivoglio - è raggiunta grazie all’accurato lavoro di regolazione dei parametri di stimolazione che nel nostro team è svolto in prima persona da Carla Piano, neurologa del Centro dei disturbi del movimento del Gemelli”. Nel caso della malattia di Parkinson “la nostra unità operativa neurochirurgica esegue due interventi in media al mese di impianto del pacemaker per la stimolazione profonda, con il programma di incrementare a quattro procedure al mese entro fine anno, dedicando spazi operatori e personale” aggiunge Beatrice Cioni, professoressa aggregata dell’unità di neurochirurgia del Gemelli. “La nostra struttura al momento è l’unica dotata di questa tecnologia O-arm 2 e sistema di neuronavigazione S8 nell’area del Centro-Sud Italia. Le indicazioni emergenti per il trattamento di alcune malattia psichiatriche e per forme di epilessia con stimolatori cerebrali consentiranno di offrire più opzioni terapeutiche ai pazienti”, afferma Manlio Barbarisi, neurochirurgo del team del professor Olivi.L’investimento in tecnologie all’avanguardia e nuovi macchinari per la sala operatoria consente di migliorare e ottimizzare anche le risorse, riducendo i tempi degli interventi e le complicanze delle procedure. Il tutto si traduce in migliori risultati nella cura di pazienti complessi. (MATILDE SCUDERI)

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