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Nella gestione del doloreruolo centrale del paziente

Il sintomo concreto della malattia è il dolore, inteso come sofferenza fisica e psicologica e spesso viene vissuto dal paziente come fosse una minaccia accompagnato da un senso inesorabile di impotenza
di Maria Rita Montebelli domenica 18 maggio 2014

3' di lettura

Educarlo al controllo del dolore e della paura è un notevole passo avanti nella gestione della malattia per mezzo anche delle cure palliative, ovvero un rimedio basato sulla comprensione, sul rispetto e sulla presenza di un psicoterapeuta che cerchi di gestire la patologia del paziente senza farlo soffrire ulteriormente. Fondamentale e leader a livello mondiale è la Legge n. 38 del 2010 che pone il nostro Paese all’avanguardia nel mondo in quanto garantisce un equo accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte non solo dei pazienti affetti da malattie inguaribili ma anche da patologie dolorose croniche con l’obiettivo di tutelare la dignità del malato, fornendo un adeguato sostegno sanitario su tutto il territorio nazionale e promuovendo un approccio terapeutico appropriato in base alle singole necessità. “Vincere il dolore è vincere la richiesta di eutanasia” ha commentato il professor Domenico Di Virgilio, uno tra gli onorevoli promotori della norma 38/2010. C’è da dire che questa brillante normativa ha visto la luce grazie anche alle influenze della Lettera Apostolica ‘Salvifici Doloris’ di Papa Giovanni Paolo II sul senso cristiano della sofferenza umana. Nel documento, scritto ormai 30 anni fa, il Papa invitò a riflettere sul significato del dolore e della sofferenza che accompagna l’uomo in tutta la sua storia e sofferma la sua attenzione sul messaggio di speranza che il bene vincerà alla fine su ogni cosa. Purtroppo in Italia circa il 70% dei malati terminali non gode di adeguate cure anti-dolore, ciò colloca il nostro Paese tra i peggiori in Europa nella cultura della riduzione del dolore, anche al fine di garantire una qualità di vita migliore per i malati inguaribili e terminali. “La necessità di un confronto scientifico internazionale, nel XXX anniversario della promulgazione della ‘Salvifici Doloris’, non è più rinviabile. Occorre impegnarsi per eliminare il gap ancora esistente alla completa applicazione della legge 38/2010 – afferma il professor Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) - A quattro anni dall’entrata in vigore, la pratica attuazione non è ancora ben definita: c’è una minoranza di operatori sanitari profondi conoscitori della legge e testimonial quotidiani della sua effettiva messa in pratica e una maggioranza ancora non adeguatamente coinvolta nella gestione del paziente con dolore, soprattutto se cronico e oncologico. L’attenzione alla problematica del dolore cronico inutile deve essere alta. Alleviare il dolore oggi è la primaria vera emergenza da risolvere”.   Il convegno AMCI. Si è chiuso oggi a Roma il convegno organizzato da AMCI - con il sostegno del Pontificio Dicastero per gli operatori di Pastorale sanitaria, della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), del Vaticano di Roma e del Forum Socio Sanitario, con il contributo di Angelini - dal titolo ‘Il dolore e la sofferenza umana alla luce della medicina della ragione e della fede cristiana’. Obiettivo del convegno porre il paziente al centro della gestione clinica del dolore, nella sua condizione di fragilità, partendo dalla prospettiva della ‘medicina della ragione e della fede umana’ come fondamentale punto di riferimento della lettera Apostolica ‘Salvifici Doloris’. Questo l’invito della Chiesa a incontrare l’uomo di ogni tempo proprio sulla via della sofferenza. Attualmente nonostante i progressi scientifici della medicina, il dolore resta una conseguenza incancellabile della limitatezza umana. “La ‘Salvifici Doloris’, prima, e la Legge, poi, hanno certamente ottenuto importanti riconoscimenti a livello europeo e internazionale, ma, nonostante tutto, resta ancora molto da fare per garantire ai cittadini prestazioni antalogiche appropriate. Qualsiasi tipo di sofferenza va gestita nel modo più appropriato perché è diritto di tutti aver accesso alle terapie più efficaci per una migliore qualità di vita, e soprattutto, per vivere senza il dolore inutile. Avere accesso alle terapie significa avvalersi dei presidi antalgici più efficaci di farmaci opportuni, anche oppiacei se necessario, rimuovendo definitivamente persistenti pregiudizi e riserve – in conclusione aggiunge il professor Boscia – va sostenuto con dovuta energia e in tutte le sedi opportune che non si tratta affatto di sostanze proibitive dannose ma di medicine essenziali per alleviare la sofferenza. Barriere ideologiche, culturali e legali creano, di fatto, uno stop ingiustificato e di contro, la mancanza di regole favorisce appropriatezza e abusi. Sotto questo punto di vista, la legge 38 ha una strategia ben bilanciata, orientata alla tutela della salute ed evita gli abusi, disciplinando l’accesso ai farmaci sotto controllo medico”. (GIOIA TAGLIENTE)

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