C’è uno sguardo a tutto campo su Chiesa e società, storia e quotidianità nel comunicato finale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. I temi chiave: rinnovamento della pastorale, la formazione dei laici, l’avvio di un osservatorio per l’iniziazione cristiana e il monitoraggio delle pratiche di pastorale giovanile, con un focus su pace e non violenza.
Comprendendo la delicata questione dell’accoglienza concreta ad omosessuali e trans, e quella “calda” tra polemiche che montano di giorno in giorno: la presenza in Italia, in occasione delle Olimpiadi invernali di agenti della contestata Ice.
«In generale ci auguriamo che il rispetto dell’ordine pubblico sia assicurato il più possibile dalle autorità nostre ma su questo non siamo intervenuti», spiega infatti il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, rispondendo a domande precise durante la presentazione alla stampa del documento. Il giudizio, pur cauto e moderato, traspare.
Nell’ambito del Consiglio, riunito a Roma dal 26 al 28 gennaio, si è dibattuto sul futuro della Chiesa italiana, dopo il documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza” approvato in precedenza. Che si incrocia fatalmente con la cronaca quotidiana. «La repressione da sola non è sufficiente», per rispondere all’escalation di violenza che attraversa il mondo giovanile, evidenziata da drammatici fatti di cronaca come la tragedia di La Spezia, dove uno studente ha accoltellato a morte un compagno di scuola. I vescovi italiani esprimono forte preoccupazione e sottolineano la necessità di investire risorse ed energie «per creare spazi di aggregazione e produzione culturale capaci di parlare ai ragazzi». Per questo apprezzano le misure della Legge di bilancio a sostegno delle scuole paritarie, «considerate presidi di libertà educativa fondamentali per il Paese».
I vescovi chiedono poi di costituire, all’interno dell’Ufficio catechistico nazionale, un osservatorio perla raccolta di dati ed esperienze e per la predisposizione di strumenti e sussidi «sui percorsi di iniziazione alla vita cristiana e di ricominciamento di giovani e adulti». E poi centri di raccolta di dati per affrontare i temi della pace e della non violenza e, nell’ambito dell’Ufficio comunicazioni sociali, dell’Ufficio scuola e del Servizio di pastorale giovanile, la costituzione di gruppi di lavoro «sulla riconfigurazione territoriale delle comunità parrocchiali e sugli aspetti teologici, antropologici e pastorali relativi all’accoglienza di persone omoaffettive e transgender».
Proprio il documento dell’ottobre scorso, “Lievito di pace e di speranza”, con le sue aperture verso l’accoglienza, aveva fatto registrare posizioni contrarie tra i vescovi, evidenziando divisioni interne sul tema del riconoscimento e delle benedizioni alle coppie omosessuali.
Monsignor Baturi ha sottolineato che duranti i lavori del Consiglio non sono mancati il ricordo e la preghiera per le giovani vittime della strage avvenuta a Crans-Montana, con la forte vicinanza ai familiari e l’auspicio che i ragazzi feriti possano riprendersi al più presto. I presuli hanno espresso solidarietà unanime anche alle popolazioni colpite dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna.
Lo sguardo si allarga all’inquietante scenario internazionale. In un contesto globale definito «età della forza», dove si cede sempre più spesso il passo alle armi e alla logica del dominio, viene rinnovato l’impegno della Chiesa italiana a essere «casa della pace», accogliendo l’invito di Papa Leone XIV a «riscoprire l’essenziale della fede cristiana» e un nuovo slancio di evangelizzazione. Dunque, rimettere al centro Cristo e il Vangelo.
Riflettendo sul tema dell’iniziazione cristiana si delinea anche la necessità di «riconfigurare» la presenza di padrini e madrine. Che non è per nulla marginale, ma che spesso ridotta a un ruolo puramente cerimoniale. Il Consiglio permanente rileva che non debbono per forza essere scelti nell’ambito della famiglia, ma che rappresentino davvero «testimoni credibili», e potrebbero essere catechisti, educatori e membri di associazioni.
Rispetto alle «spinte legislative regionali sul fine vita» nel comunicato i vescovi riaffermano che «la risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno». Norme regionali favorevoli al suicidio assistito, viene rilevato, rischiano di indurre i più fragili a sentirsi «un peso perla società». In vista del referendum costituzionale sulla giustizia previsto per il prossimo marzo, il Consiglio permanente lancia un appello alla partecipazione, superando disimpegno e astensionismo, riprendendo essenzialmente le parole del presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi.