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Health Technology Assessment (HTA)per valutare le prestazioni ospedaliere

di Maria Rita Montebelli domenica 25 ottobre 2015

2' di lettura

Definire e posizionare L’Health Technology Assessment (HTA) quale strumento globale e fondamentale di valutazione del farmaco, anche ai fini dell’adeguamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rispetto all’innovazione scientifica e tecnologica disponibile: è questo l’obiettivo del Simposio organizzato da Daiichi Sankyo all’interno del XXXVI Congresso della Società Italiana di Farmacologia Ospedaliera in corso in queste ore a Catania. Così come definito dal Ministero della Salute, L’HTA è un approccio multidimensionale e multidisciplinare per l’analisi delle implicazioni medico-cliniche, sociali, organizzative, economiche, etiche e legali di una tecnologia, attraverso la valutazione di più dimensioni quali l’efficacia, la sicurezza, i costi, l’impatto sociale e organizzativo. La diffusione dell’HTA quale strumento per strutturare le decisioni ha avuto, negli ultimi anni, un notevole sviluppo in tutti i Paesi europei: in Italia, il progressivo decentramento delle decisioni a livello regionale pone l’attenzione sul ruolo dell’HTA e sul peso che assume nell’ambito delle decisioni regionali, fortemente condizionato dalle differenze socioeconomiche, dal know-how e dalla cultura della valutazione. La metodologia HTA è volta solo a definire il profilo rischio-beneficio, mentre sarebbe auspicabile un approccio cost-efficacy e/o budget impact, purché tali analisi forniscano risultati robusti e siano condotte in modo indipendente e condiviso. “È imprescindibile il rapporto tra valutazione HTA di livello centrale e analoghe analisi svolte in ambito regionale/locale – ha spiegato il professor Americo Cicchetti, Presidente della Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA) e Direttore ALTEMS, Università Cattolica del Sacro Cuore – per far emergere un iter condiviso e armonizzato nei metodi, ormai indispensabile per supportare le decisioni politiche, manageriali e la pratica clinica e, in particolare, per costruire PDTA in grado di generare valore rispetto alle sfide poste dal quadro demografico ed epidemiologico. E sempre più necessario disporre di informazioni che riguardino l’efficacia e il rapporto costo-efficacia delle tecnologie, ma anche elementi utili a valutare gli impatti organizzativi, sociali, legali ed etici per prendere decisioni razionali. La disponibilità di prove scientifiche rappresenta il punto cardine per indirizzare le risorse disponibili. Avere una disciplina decisionale di questa natura permetterebbe di avviare un reale processo di razionalizzazione dei LEA basato su criteri espliciti e condivisi. Bisogna analizzare ed, eventualmente, implementare i LEA secondo le priorità di salute delle persone, nel rispetto della condivisione dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) individuati e disinvestire selettivamente le tecnologie obsolete e oramai inappropriate”. (ENRICO MAGNANI)

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