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Piaghe da decubito, nuova rotta“Presto una rete nazionale ad hoc”

Secondo gli esperti riuniti nei giorni scorsi a Roma dal professor Nicolò Scuderi “Servono strutture e pool di esperti multidisciplinari, come già nei Centri pilota italiani”. In dirittura d’arrivo una ‘Rete nazionale’ ad hoc
di Maria Rita Montebelli sabato 5 luglio 2014

2' di lettura

“Mi ha molto impressionato – ha detto il professor Nicolò Scuderi, direttore della Cattedra di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, a margine del Corso organizzato sul trattamento delle lesioni da pressione organizzato nei giorni scorsi a Roma – vedere come negli USA i costi per la ricostruzione mammaria post intervento chirurgico siano superiori di ben 50 volte a quelli delle piaghe da decubito”. Perché quello delle piaghe da decubito è un problema che purtroppo non tocca solo i para o tetraplegici – popolazione in aumento e ‘devastata’ da questo problema posturale – ma anche, e in misura ovviamente crescente, gli anziani e le persone allettate per i motivi più disparati. “Le nostre strutture non sono sempre preparate a confrontarsi con i problemi di disabilità e con l’insorgenza di lesioni da pressione – le ben note ‘piaghe da decubito’ – in questi pazienti, e questo rappresenta un capitolo di enorme importanza per il Servizio Sanitario Nazionale – continua Scuderi – Certo esistono reparti-pilota come all’ospedale di Pietra Ligure Sacra Corona o, nel Lazio, al Centro Paraplegici di Ostia in cui questi problemi vengono affrontati al meglio, ma indubbiamente sono sempre crescenti le difficoltà da affrontare perché aumenta la popolazione delle persone lese, perché crescono i casi di tetraplegia e curare questi pazienti è un impegno a tutto tondo e che richiede una preparazione specifica”. “Dobbiamo ottimizzare dall’interno la nostra rete organizzativa interprofessionale – sottolinea il condirettore del Corso Antonino Massone, direttore dell’Unità Spinale dell’Ospedale di Pietra Ligure – tra fisiatri e chirurghi plastici: nel giro di due anni la rete nazionale che abbiamo messo su e che speriamo di poter lanciare ufficialmente al congresso nazionale di Pietra Ligure e che dovrà coagulare la meglio i chirurghi plastici che si interessano di mielolesione e i riabilitatori. Già questo farà ‘crollare’ la spesa in questo settore”. L’obiettivo è quello di condividere la nostra esperienza del ‘Sistema Pietra Ligure’ con altre strutture – sottolinea Manlio Ottonello, chirurgo plastico del dipartimento di riabilitazione dell’ospedale di Pietra Ligure e coordinatore della ‘Rete nazionale’ – Noi siamo stati forse i primi ad avviare questa metodologia operativa, affinando con il tempo sia la capacità di contenimento delle risorse necessarie che la qualità dei risultati ottenuti. Ottimizzando tutto ciò che serve fare sia prima che dopo l’intervento chirurgico, allargando la condivisione sia all’interno dell’equipe che all’esterno, sul territorio con tutti i colleghi che si occupano di questa patologia. Servono, insomma, metodologie di approccio comuni”. (ISABELLA SERMONTI)

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