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Ma siamo sicuri che sia megliofarsi curare da un magistrato?

di Maria Rita Montebelli sabato 29 novembre 2014

3' di lettura

Si torna a parlare di presunta associazione fra vaccinazioni e autismo. Ad accendere i riflettori sul tema è la sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano che stabilisce che il Ministero della Salute dovrà versare un vitalizio a un bambino di nove anni, affetto da autismo, in quanto riconosciuto un nesso causale fra la malattia e una vaccinazione fatta nel 2006. Così recita la sentenza: “'acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia". Secondo la perizia del medico legale Alberto Tornatore nominato dal Tribunale: "E' probabile che il disturbo autistico del piccolo sia stato concausato sulla base di un polimorfismo che lo ha reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti) dal vaccino Infrarix Hexa Sk". La diagnosi di autismo era arrivata nel 2010. L’anno seguente la famiglia presentò al Ministero della Salute una domanda di indennizzo che fu respinta. In seguito alla sentenza, formulata in questi giorni, la famiglia riceverà un assegno bimestrale il cui importo sarà calcolato a partire da una base di 1.683 euro, più un indennizzo una tantum. Il Ministero della Salute ribadisce che i vaccini non sono correlati ai disturbi dello spettro autistico e rende noto, attraverso un comunicato stampa "di aver proposto, per il tramite dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato, tempestivamente appello avverso la predetta sentenza dinanzi alla Corte di appello di Milano". Una storia 'vecchia'. In realtà, nei casi precedenti relativi a una presunta associazione vaccini-autismo, sul banco degli imputati era stato messo il vaccino trivalente, il cosiddetto MMR (Morbillo, Parotite, Rosalia) chiamato in causa nel 1998 da uno studio pubblicato su Lancet a firma di Andrew Wakefield. Nel 2010 Andrew Wakefield fu radiato dal Medical Register, l’albo dei medici del Regno Unito, per frode scientifica: aveva falsificato i dati dei suoi lavori forse condizionato dal suo legame con l’avvocato Richard Barr che voleva intentare una causa contro chi distribuiva il vaccino. Nei suoi fallaci tentativi Andrew Wakefield voleva dimostrare che il vaccino trivalente provoca un danno all'intestino dal quale deriva il mal assorbimento di alcuni componenti essenziali per lo sviluppo corretto del sistema nervoso. Tale danno non è mai stato provato scientificamente. A finire sotto accusa questa volta è il vaccino esavalente, InfrarixHexa Sk, prodotto dalla GlaxoSmithKline indicato per la vaccinazione primaria e di richiamo (booster) dei bambini contro difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e malattia causata da Haemophilus influenzae tipo b. Cosa dice la sentenza. Vediamo le motivazioni della sentenza. Nella relazione presentatadal medico legale si fa riferimento a un documento riservato della GSK, l’azienda che produce il vaccino, relativo agli effetti collaterali del suddetto prodotto. Effetti che, secondo l’esperto, sarebbero emersi nel corso delle sperimentazioni cliniche che precedono l’autorizzazione e quindi l’immissione in commercio del prodotto o successivamente. In particolare, l’attenzione del perito è rivolta a "cinque casi di autismo segnalati durante i trial, ma rimasti unlisted, ossia omessi dall'elenco degli effetti avversi sottoposto alle autorità sanitarie per l'autorizzazione al commercio". Dalla sentenza si evince che tali effetti collaterali sarebbero imputabili alla presenza nel vaccino, dimostrata dall’autorità sanitaria australiana, di un disinfettante a base di mercurio attualmente bandito a causa della potenziale neuro-tossicità. La voce dell'OMS e dell'AIFa. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFa), organo che si occupa di monitorare la sicurezza dei farmaci prima che entrino in commercio e nelle fasi di utilizzo degli stessi, prende le distanze e fa sapere tramite un suo portavoce che ad oggi non risultano cambiamenti nel profilo beneficio/rischio per il vaccino esavalente prodotto dalla GlaxoSmithKline. Anche l’OMS entra nel dibattito. Lo fa attraverso le parole di Paolo Bonanni, uno dei massimi esperti in materia di vaccini nonché membro della task force che a livello europeo si occupa di queste tematiche, che ritiene la sentenza infondata dal punto di vista scientifico. "Si tratta di una malattia le cui cause sono in parte sconosciute. Studi recenti rivelano che sarebbe legato a delle alterazioni della corteccia cerebrale precedenti alla nascita" commenta l’esperto. Una delle immediate conseguenze della sentenza è un aumentato allarmismo al quale conseguirà una diminuzione dei bambini vaccinati. In realtà un calo è già stato ampiamente percepito. Basti pensare che nel 2013 le coperture medie nazionali per quasi tutte le vaccinazioni hanno registrato un'importante flessione, raggiungendo il livello più basso negli ultimi 10 anni. (CHIARA FINOTTI)

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