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Sanità: stop agli sprechie non ‘tagli’ alle pensioni

Secondo il presidente della Federspev Michele Poerio i pensionati sono diventati il ‘bancomat’ del Tesoro. E invece ci sono molte altre coso da fare per risparmiare…
di Maria Rita Montebelli sabato 25 ottobre 2014

2' di lettura

I medici, i farmacisti e i veterinari pensionati si ribellano: basta tagiare le nostre pensioni! “Un tema caldo ormai da diversi anni – dice Michele Poerio, presidente nazionale degli oltre 20 mila iscritti della Federazione Pensionati Sanitari e Vedove (Federspev) – perché le pensioni sono state considerate da tutti i governi ‘trasversalmente’, senza distinzione di colore politico, un vero e proprio ‘bancomat’ per coprire le esigenze crescenti della spesa pubblica”. E’ infatti molto facile intervenire sui soldi dei pensionati: basta un taglio anche minimo percentuale che lo Stato incassa fior di milioni senza alcun costo. “Quello che è veramente allucinante è considerare come ‘pensioni ‘doro’ quelle di 2 o 3 mila euro lorde mensili – spiega Poerio – al netto si tratta di poco più di 1200/1300 euro per le prime e circa 2100 per le seconde. Considerare ‘d’oro’ questo tipo di pensioni è a dir poco demenziale: quelle veramente d’oro sono altre, ma il ricavo effettivo del taglio sarebbe minimo se non insignificante: un deputato con 5 anni matura lo stesso, se non di più, di un medico che ha lavorato 40 anni. Per cui i nostri ministri – da Giulio Tremonti in poi, senza esclusioni – hanno pensato di penalizzare questo ‘livello’ di pensioni, che possono dare un contributo notevole. Pensare di penalizzare, come ha proposto il consigliere economico Yoram Gutgeld al premier Matteo Renzi, tutte le pensioni superiori a 3mila euro lordi significherebbe ricavare circa 3miliardi di euro dai pensionati. Io sto portando avanti con tutti i nostri pensionati una battaglia contro questi interventi – tuona il presidente della FEDERSPEV – convinto come sono che esistano ben altri settori dove intervenire”. In primis proprio nella sanità, indubbiamente. Faccio un esempio concreto – aggiunge Poerio – solo con l’applicazione dei costi standard, centralizzando e uniformando gli acquisti si potrebbero ricavare dai 5 ai 7 miliardi annui. E si tratta di problemi che vediamo ovunque, e non solo nella tanto vituperata Sicilia: in una Asl del Piemonte, ad esempio, un farmaco è stato acquistato a 12 euro, in un’altra lo stesso prodotto a 30 euro. (ANDREA SERMONTI)

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