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Ricerca biomedica, unica 'chance' la collaborazione pubblico/privato

In pieno svolgimento a Milano il Novartis BioCamp Italia 2014, workshop riservato a 34 tra i migliori giovani talenti della ricerca medica, in collaborazione con l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. La lotta alla leucemia, un nuovo esempio vincente di partnership tra industria e università
di Maria Rita Montebelli domenica 21 dicembre 2014

4' di lettura

In pieno svolgimento a Milano la seconda edizione del Novartis BioCamp Italia, l'esclusivo workshop riservato a 34 giovani ricercatori italiani impegnati in ambito biomedico. Il seminario, per la prima volta svolto in collaborazione con l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, approfondisce le tematiche più attuali della ricerca biotecnologica, focalizzando l’attenzione sia sugli aspetti scientifici sia sugli sviluppi in senso imprenditoriale dell’innovazione in questo settore. All’iniziativa ha assicurato il suo patrocinio il Ministero della Salute e lo stesso Ministro, Beatrice Lorenzin, ha voluto inviare un messaggio di saluto ai promotori e ai giovani partecipanti del Biocamp, sottolineando in particolare che “La ricerca è il nostro nuovo petrolio e non può e non deve continuare ad essere considerata un costo per il sistema economico nazionale. La ricerca è un valore, anche economico. Investire in ricerca significa puntare su intelligenza e conoscenza, coniugare la nostra tradizione culturale e scientifica con la produzione di un modello industriale”. I tre giorni di studio e confronto. Il Novartis BioCamp si basa sul coinvolgimento diretto di tutti gli attori impegnati, con ruoli diversi, nella crescita ed evoluzione della ricerca italiana: istituzioni, università, industria privata. Sull’esigenza e sui vantaggi di una sempre più stretta cooperazione tra questi attori si è concentrata l’attenzione nel corso di un incontro con la stampa organizzato presso la sede di Humanitas a margine del BioCamp. Nell’incontro si sono sottolineati in particolare i risultati, non di rado eccezionali, che si possono ottenere sul fronte terapeutico attraverso una collaborazione strutturata tra università e aziende farmaceutiche. “Un esempio eclatante e molto attuale riguarda l’applicazione delle terapie cellulari nella lotta ad alcune forme di leucemia - dichiara Gaia Panina, Chief Scientific Officer di Novartis Farma -La collaborazione tra Novartis e la Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania ha permesso lo sviluppo, attraverso una tecnologia estremamente innovativa, di una terapia che, secondo uno studio reso noto proprio in questi giorni, è in grado di trattare in modo risolutivo il 92% dei casi la leucemia linfoblastica acuta nei bambini che ne sono affetti. Esempi come questo – prosegue Panina – ci confermano che la partnership con le realtà universitarie d’eccellenza è per Novartis la strada giusta per sostenere l’innovazione. Il lavoro congiunto con Humanitas per il BioCamp è un virtuoso esempio destinato ad una collaborazione più ampia sia in ambito scientifico sia formativo”. Pubblico e privato insieme. Una sempre maggiore integrazione tra settore privato e mondo scientifico accademico rappresenta un percorso obbligato per dare sbocchi concreti alla ricerca italiana e per valorizzare pienamente le risorse di cui il paese dispone. Risorse di alto livello, come dimostrano i curriculum dei giovani partecipanti al Novartis BioCamp, tutti con importanti esperienze all’estero e numerose pubblicazioni al proprio attivo. “La reale valorizzazione di questi talenti, a beneficio del paese, può avvenire solo favorendo un trasferimento più efficace e fluido tra ricerca di base e ricerca applicata - osserva Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University - Se guardiamo i dati a livello europeo, le regioni italiane più avanzate, come la Lombardia, hanno una produttività scientifica in ricerca di base simile a quella di altre regioni chiave, come la Baviera, la Catalogna, l’Ile de France. Ma poi da noi manca appunto la capacità e la possibilità di operare il trasferimento tra ricerca di base e applicata. Il collo di bottiglia tra questi due ambiti è troppo stretto. Da questa situazione è possibile uscire collaborando in modo virtuoso con l’Industria. Così come auspichiamo fare con Novartis”. “La collaborazione tra i centri di ricerca e cura e l’industria è molto importante per trasferire al letto del paziente i progressi della conoscenza – afferma Armando Santoro, Direttore di Humanitas Cancer Center -. In particolare in ambito oncologico, l’approccio traslazionale della ricerca ha già portato grandi successi, come l’introduzione di nuove molecole target in diverse aree terapeutiche, dalla Leucemia Mieloide Cronica ai GIST al tumore del polmone, dal melanoma ai tumori del colon. E confidiamo ne porti altri in futuro”. Dalle istituzioni sembra provenire una prima concreta risposta a quest’esigenza di maggiore scambio e integrazione tra pubblico e privato. “La creazione di una stabile architettura di collaborazione pubblico-privato tra sistema della ricerca e imprese è tra le priorità del MIUR - ha confermato Mario Calderini, Consigliere per le politiche di ricerca e innovazione presso il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca nel presentare il Programma Nazionale per la Ricerca, in corso di completamento - Programma realizzato in collaborazione tra il MIUR e Confindustria, che per la prima volta ha un orizzonte temporale di sette anni dal 2014-2020 ed è già in fase molto avanzata di definizione”. (ISABELLA SERMONTI)  

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