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Bambini: uno studio rivelache cosa sbagliamo nei cibi

Lo studio Nutrintake condotto tra bambini dai 6 ai 36 mesi, analizza cosa c’è davvero nel loro piatto, quali sono gli eccessi e quali le carenze
di Maria Rita Montebelli venerdì 20 settembre 2013

2' di lettura

Le pappe dei nostri bambini? Preparate con tanto amore, ma con qualche errore: per esempio sono troppo ricche di proteine, sale e zuccheri, mentre forniscono poco ferro. Ce lo conferma lo studio Nutrintake, condotto dal professor Gianvincenzo Zuccotti, Direttore della Clinica Pediatrica dell’ospedale L. Sacco di Milano, in collaborazione di un team scientifico composto da esperti di nutrizione, pediatri di famiglia, dietologi appartenenti all’Associazione Nazionale Dietisti Italiani e ingegneri informatici. Lo studio, realizzato su un campione di oltre 400 bambini italiani dai 6 ai 36 mesi di Milano e Catania, aveva come obiettivo di indagare in maniera analitica le abitudini alimentari dei bambini, a partire dallo svezzamento, e rivelare gli errori più comuni. “Grazie a questo studio sarà possibile far luce sulle principali ragioni degli squilibri nutrizionali nella dieta dei più piccoli – spiega Zuccotti – e auspichiamo che il Ministero rivolga un invito alle Società scientifiche pediatriche affinché possano elaborare linee guida nutrizionali per supportare le famiglie nella corretta alimentazione dei loro bambini nei primi tre anni di vita”. Dopo i 9 mesi, e soprattutto dopo i 12, infatti, si cade nell’errore di considerare il bambino “un piccolo adulto”, abbandonando l’alimentazione specifica per l’infanzia e uniformandola a quella della famiglia. E’ queste cattive abitudini, inevitabilmente, contribuiscono a generare sovrappeso e obesità che in Italia interessa circa un terzo dei bambini. Le principali evidenze scientifiche emerse. Uno dei principali squilibri emersi dallo studio e comuni a tutte le fasce d’età considerate risulta essere l’eccesso di proteine. Fino a 12 mesi, il 50% dei bambini ne assume infatti il doppio rispetto al fabbisogno raccomandato. Superata la soglia dell’anno di vita, il livello balza a quasi 3 volte rispetto al reale fabbisogno. Dall’altra parte lo studio conferma che, dallo svezzamento in poi, esiste un consistente deficit di ferro, importante per garantire un adeguato apporto di ferro non solo per la regolare crescita del bambino ma anche per supportare adeguatamente il suo sviluppo neurologico e le sue performance intellettive. Oltre alle proteine, le mamme eccedono anche con la quantità di sodio; l’abitudine di salare le pappe inizia infatti già prima dell’anno, quando le mamme tentano di rendere più gustosi i cibi pensando di facilitare lo svezzamento. E un’assunzione eccessiva ritorna infine nel caso degli zuccheri semplici. Se il semaforo giallo si accende fino al primo anno di vita, perché tutti i bambini raggiungono il livello massimo raccomandato, il rosso scatta dai 12 mesi in poi. Dopo questa soglia, le mamme paiono infatti più permissive, abusando di zuccheri semplici nella dieta del loro bambino e portando così a sforare oltre il livello massimo raccomandato. (A. S.)

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