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L'arte contemporanea entra nel museo etrusco di Volterra

Esposti tra i reperti archeologici i marmi di Giovanni Balderi nella personale dal titolo “Nel labirinto dell’anima”
di Nicoletta Orlandi Posti domenica 26 maggio 2013

Particolare di un'opera di Balderi Giovanni

3' di lettura

Entrare in un museo etrusco è come incontrare e guardare negli occhi gli artisti che disegnarono, forgiarono e scolpirono capolavori che sono ancora oggi oggetto di attenzione e studio in tutto il mondo. In mezzo a vasellame, statue e altre rarità millenarie, poter ammirare ed abbracciare con lo sguardo le opere di Giovanni Balderi, un giovane scultore contemporaneo che ha lavorato il suo primo pezzo di marmo in tenerissima età, è un’emozione unica che potrà essere assaporata dal 25 maggio al 1 settembre 2013 al Museo Etrusco Guarnacci di Volterra nella sua personale dal titolo “Nel labirinto dell’anima”. Balderi è legato alla sua terra e al marmo senza soluzioni di continuità. Entrato quattordicenne in una delle ultime botteghe artigiane, a quarantatré anni ha già conquistato l’attenzione e uno spazio tutto suo in collezioni pubbliche e private in Italia e nel mondo ed è conosciuto ed apprezzato perché riesce a esprimere ciò che la pietra, per sua natura, ha come limite: la leggerezza e la trasparenza. Corpi eterei, volti velati, labbra dischiuse nel respiro del piacere e occhi avvolti in giochi drappi pervasi di erotismo e purezza. La materia “fredda” per antonomasia avvampa di emozione e avvia alle tipiche palpitazioni da sindrome di Stendhal. No, non è una esagerazione. Basta guardare con attenzione le linee morbide e sinuose per librarsi con l’artista nella dimensione del suo viaggio sensoriale. Dalle sue mani il blocco di marmo diventa l’astrazione di un figurativo ancestrale. Di lui, il critico d’arte Elisa Favilli dice:” l’Essere sospeso sul filo rosso della vita che si dipana tra l’Eros e il Thanatos è il tema che da secoli lega ogni uomo all’inesorabile viaggio verso l’ignoto. Tra i grani di una clessidra, nella fragilità di una bolla di sapone, la fugacità del tempo rimane per tutti un mistero impenetrabile, la cui ammissione si trasforma in una doppia lettura di riflessione - condanna verso una proiezione salvifica di una nuova esistenza, oppure in un’analisi morale di un tempo presente tutto da definire in ogni suo prezioso istante. Per questo Giovanni Balderi scardina le porte del tempo e da viaggiatore critico di un secolo distratto, affidandosi a un suo filo di Arianna, ripercorre i corridoi del labirinto della mente per confrontarsi con il mistero del Minotauro che si trasforma nella chiave di lettura per promuovere una delle tematiche morali che dalla notte dei tempi spinge l’uomo a porsi oltre lo specchio della propria anima e compararsi con le paure che lo riportano a essere battito di una farfalla nell’immensità dell’universo”. Balderi entra in punta di piedi nel museo come nell’intimo di ognuno di noi con la semplicità di chi possiede ancora l’incanto del mondo, nonostante tutto. Nonostante la cronaca di ogni giorno riporti drammi e calamità, lui, dal suo studio con il freddo dell’inverno e con il caldo dell’estate – perché il marmo si lavora all’aperto – riconduce ogni pensiero, ogni movimento, ogni singola levigatura, all’armonia primordiale. Dopo aver realizzato le opere per questa esposizione, Balderi, con il suo spirito apuano e dai lineamenti fieri attraversati dalla bellezza della sua essenza, ci prende per mano con queste parole: “Un ciclo chiuso apre molte domande. Gli occhi non servono per guardare oltre; il sipario del tempo è un confine umano che disintegra la luce, ma ti accende d'infinito”.

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