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Se un disabile diventaFiglio di un Dio minore

Mancano i soldi per aiutare i disabili totali, ma non per gli scandali e le ruberie cui siamo costretti ad assistere giorno dopo giorno. E questa non è certo una scelta propria di una società civile
di Maria Rita Montebelli sabato 16 marzo 2013

3' di lettura

Mia figlia Simona, disabile al 100%, ha perso la madre nel 2011 e nonostante noi si sia a Roma risiede ormai da anni in una struttura in Toscana (CAM a Ferretto di Cortona, in provincia di Arezzo). Questa sistemazione è stata resa necessaria dal fatto che non vi erano e non vi sono tuttora strutture adeguate in Regione e possibilmente vicine alla famiglia, di cui avrebbe diritto. Nella stessa situazione si trovano altri 10 compagni di viaggio altrettanto sfortunati. Le famiglie, ogni volta che vanno a trovare i loro cari, sono costretti a viaggi lunghi e faticosi, ma affrontati serenamente, tenuto conto che la struttura CAM è molto professionale e tratta con molto affetto i propri ospiti. Tutto bene fino alla fine di settembre dello scorso anno quando, arbitrariamente ed unilateralmente, la Regine Lazio ha deciso di tagliare pesantemente la sua partecipazione alle spese di mantenimento per queste persone, forse “scomode” e da cancellare da una società molto civile, dedita agli scandali ed alle ruberie, di cui le cronache sono piene! La Regione non si è nemmeno preoccupata di avvertire personalmente le famiglie, che sono state ‘indirettamente’ avvertite dal CAM! Quindi, con decorrenza 1° ottobre 2012, le famiglie si sarebbero dovute accollare spese nemmeno lontanamente sostenibili per una famiglia di ceto medio (stiamo parlando di circa 3800 euro al mese!). Mi limito solo a far notare che una società civile è tale solo se garantisce DIGNITA’ e DECORO a persone sfortunate per il resto della loro vita, senza farle sentire sempre ed ancora FIGLI DI UN DIO MINORE. Mi permetto di puntualizzare alcune cose, per rendere ancora meglio comprensibile, per chi legge, la gravità di questa situazione: le persone che risiedono ormai da anni in queste strutture hanno metabolizzato il fatto che quella è la loro casa definitiva. Hanno acquisito faticosamente il loro spazio ed hanno i loro punti di riferimento e dall’altra parte, inevitabilmente, hanno assorbito le patologie più varie di tutti gli altri ospiti: in altri termini, tendono a regredire nelle loro patologie specifiche. Per quanto riguarda mia figlia Simona, la recente perdita della madre ha ulteriormente destabilizzato un equilibrio che solo recentemente ha faticosamente recuperato. Pensare di sradicarla dai suoi punti di riferimento è semplicemente ‘folle’! Anni fa, e molti lo ricorderanno, uscì un film fantastico e al contempo terribile: ”Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Forse andrebbe rimesso in circolazione e resa obbligatoria la visione a chi ha preso questa decisione nefasta! Ancora una volta mi preme sottolineare che una società moderna e civile NON può comportarsi in questo modo barbaro: questa è vera barbarie e non “una Magistratura che cerca di applicare la legge” con persone che non hanno la possibilità e la capacità di difendersi. Esiste la figura del Giudice Tutelare proprio per garantire la difesa di questi sfortunati! La mia speranza è quella di riuscire a smuovere le coscienze sane del nostro Paese che, in altri tempi, ahimè, ha dettato le regole per un vivere civile. Siamo di nuovo in un fosco Medioevo, in attesa di un nuovo Rinascimento. Speriamo bene per Simona e tutte le persone nella sua situazione. (Vittorio Creazzo)

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