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Valutazione cromosomicapiù successi e meno rischi

La metodica è inclusa di routine in tutti i trattamenti di PMA (ICSI, FIVET, PGD, PGS) eseguiti presso il Centro Di Medicina della Riproduzione dell’European Hospital di Roma, diretto dal Prof. Ermanno Greco senza nessun onere aggiuntivo per le coppie
di Maria Rita Montebelli domenica 22 dicembre 2013

2' di lettura

Ridurre il rischio di aborto spontaneo o terapeutico, di aver nascite plurime ma soprattutto aumentare le percentuali di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita che possono così arrivare fino al 70%, trasferendo un singolo embrione indipendentemente dalle cause di infertilità. E’ quanto permette una nuovissima tecnica di diagnosi preimpianto delle aneuploidie cromosomiche (PGS), che consente di valutare, a differenza delle precedenti metodiche (FISH), l’intero assetto cromosomico embrionario e determinare l’eventuale presenza di alterazioni del numero di cromosomi, che sono la causa più importante di insuccesso della fecondazione in vitro o di aborto spontaneo. Infatti le più moderne evidenze scientifiche dimostrano l’assenza di correlazione tra capacità di impianto di un embrione e la sua morfologia, parametro fino ad oggi utilizzato per selezionare quali embrioni trasferire nell’utero materno. Tutti gli studi scientifici più recenti hanno evidenziato che i falliti tentativi di un impianto di un embrione sono dovuti al 70% ad una sua alterazione cromosomica e solo al 30% alla qualità del tessuto endometriale comunque diagnosticabile. Una routine per il Centro. La nuova tecnica PGS mediante microarray CGH è effettuata di routine senza nessun onere aggiuntivo per la coppia in tutti i programmi di fecondazione in vitro, effettuate presso il Centro di Medicina della Riproduzione dell’European Hospital di Roma, diretto dal Prof. Ermanno Greco, in collaborazione con il Gruppo Genoma, proprio per assicurare le massime possibilità di successo fin dal primo tentativo ed i minori rischi per la donna. La tecnica è particolarmente indicata per le donne con più di 36 anni, con abortitività ripetuta (almeno in 3 casi), ripetuti fallimenti (almeno 3 tentativi o  più di dieci embrioni trasferiti), pazienti con malattie monogeniche come anemia mediterranea, fibrosi cistica, emofilia, distrofia muscolare, X fragile, oppure con anomalie cromosomiche strutturali (inversioni, traslocazioni), che devono effettuare una tecnica PGD, per trasferire un embrione clinicamente privo della malattia genetica di cui i genitori sono portatori. Inoltre la diagnosi può essere effettuata sia su embrioni freschi sia su embrioni congelati già prodotti e soprattutto la biopsia  non è dannosa per l’embrione, perchéeseguita su cellule che daranno origine solo alla placenta. I risultati hanno un margine di errore inferiore all’1%. «Come illustrano i dati del registro nazionale dell’ISS, le tecniche di fecondazione assistita (ICSI, IMSI) presentano risultati ancora non completamente soddisfacenti, dipendenti dalle cause di infertilità e dall’età della donna – spiega il prof. Greco – I recenti studi scientifici evidenziano come questo sia dovuto alla produzione di un alto numero di embrioni con alterazioni del numero dei cromosomi». (A. C.)

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