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Malattie respiratorie: in Italia ci si cura meglio che al nord

Il Libro Bianco Europeo del Polmone apre i lavori del più grande congresso sulle malattie respiratorie del mondo
di Maria Rita Montebelli giovedì 12 settembre 2013

2' di lettura

Le malattie respiratorie sono attualmente responsabili di un caso di morte su otto (661.000 morti l’anno) nei 28 Paesi della comunità europea, ma la mortalità per cancro del polmone e soprattutto quella per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono previste in aumento nei prossimi anni. Le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2030 stimano infatti che i quattro big killer tra le malattie respiratorie e cioè polmoniti, tubercolosi, BPCO e cancro del polmone, saranno responsabili di un caso di morte su 5 a livello mondiale. Un grosso impatto dunque non solo sulla salute, ma anche sulle tasche dei cittadini, visto che i costi diretti e indiretti per le malattie respiratorie nel vecchio continente ammontano a 390 miliardi di euro l’anno. Sono alcuni dei dati contenuti nel Libro Bianco Europeo del Polmone, presentato a Barcellona in occasione del congresso della Società Europea di Malattie Respiratorie (ERS). “Il Libro Bianco – spiega il professor Francesco Blasi, presidente dell’ERS e professore ordinario di Malattie Respiratorie dell’Università di Milano - contiene i più aggiornati dati epidemiologici sulle malattie respiratorie in Europa, ma anche proposte per i decisori pubblici e per nuove linee ricerca, focalizzate sugli unmet needs”. Il Libro Bianco conferma la presenza di un netto gradiente di mortalità per malattie respiratorie dal Nord al Sud dell’Europa; in nazioni quali Belgio, Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda la mortalità è infatti molto più alta che nei Paesi del sud, tra i quali l’ltalia (117,5 morti per 100.000 abitanti in Belgio, contro i 65/100.000 dell’Italia o della Grecia). Fa eccezione la Finlandia che, grazie ad un attivo programma sulle malattie respiratorie, ha oggi una mortalità di appena 54/100.000 abitanti.  “La mortalità per polmonite in Gran Bretagna – commenta Blasi - ad esempio è quasi due volte quella dell’Italia. E questo non solo per il clima che determina un maggior numero di polmoniti, ma anche per un diverso uso degli antibiotici (le linee guida italiane e inglesi sono diverse), spesso utilizzati dagli inglesi a dosaggi non ottimali. Per quanto riguarda l’Italia, la BPCO è in aumento e sulla mortalità ancora non stiamo vedendo gli effetti dell’introduzione dei nuovi farmaci; al contrario dell’asma, per la quale i dati di mortalità si sono ridotti in maniera significativa; il cancro del polmone è in lieve aumento”. Nel campo della prevenzione delle malattie respiratorie, molto importante è garantire un’adeguata qualità dell’aria che si respira, implementare i programmi di vaccinazione e utilizzare con criterio gli antibiotici per evitare l’insorgenza di ceppi di batteri e di tubercolosi resistenti alle terapie. Va detto tuttavia che quasi il 50% dei costi socio-economici complessivi delle malattie respiratorie, metà dei decessi e almeno un quarto di tutti i ricoveri ospedalieri sono attribuibili al fumo di sigaretta. Una delle misure fondamentali di prevenzione resta dunque quella di spegnere l’ultima sigaretta.  (STEFANIA BELLI)

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