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Alzheimer, attenzione al sonno interrotto: ecco le conseguenze

di Paola Natali martedì 17 febbraio 2026

2' di lettura

Non è solo una questione di stanchezza dormire poco o male può avere effetti profondi sul cervello e, nel lungo periodo, aumentare il rischio di sviluppare demenza. A lanciare l’allarme sono numerosi studi scientifici che negli ultimi anni hanno acceso i riflettori su un aspetto spesso sottovalutato: la qualità del sonno come fattore chiave per la salute cognitiva.

Durante il sonno, soprattutto nelle fasi più profonde, il cervello attiva un sistema di “pulizia” chiamato sistema glinfatico. Questo meccanismo consente di eliminare tossine e proteine di scarto accumulate durante la giornata.  Tra queste sostanze c’è la beta-amiloide, proteina associata alla formazione delle placche cerebrali tipiche della Malattia di Alzheimer. Quando il sonno è insufficiente o frammentato, il processo di eliminazione diventa meno efficiente, favorendo l’accumulo progressivo di queste sostanze nel tessuto cerebrale. Secondo l’Alzheimer’s Association, il sonno rientra tra i fattori modificabili più rilevanti nella prevenzione del declino cognitivo, insieme a dieta, attività fisica e controllo dei fattori cardiovascolari. 

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Le conseguenze di un riposo inadeguato si manifestano già nel breve periodo: difficoltà di concentrazione, calo della memoria, irritabilità e tempi di reazione più lenti. Tuttavia, è l’effetto cumulativo nel tempo a preoccupare maggiormente gli esperti. Dormire meno di sei ore per notte o avere un sonno costantemente interrotto può aumentare i livelli di infiammazione sistemica e alterare l’equilibrio ormonale. Questi meccanismi sono stati associati a un maggior rischio di deterioramento cognitivo e malattie neurodegenerative. La buona notizia è che il sonno è un elemento su cui è possibile agire. A differenza dell’età o della predisposizione genetica, le abitudini notturne possono essere migliorate.

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Gli specialisti consigliano di mantenere orari regolari, evitare dispositivi elettronici prima di andare a letto, limitare caffeina e alcol nelle ore serali e creare un ambiente favorevole al riposo. Anche l’attività fisica regolare contribuisce a migliorare la qualità del sonno. La ricerca scientifica sta cambiando il modo in cui consideriamo il riposo. Non più semplice pausa dall’attività quotidiana, ma processo biologico attivo e indispensabile per la salute cerebrale. Dormire bene non significa solo sentirsi più energici al mattino: significa investire nella memoria e nella lucidità mentale.  

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