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Ufficio, come capire se il tuo capo è uno psicopatico

di Paola Natali martedì 24 febbraio 2026

3' di lettura

Almeno una volta nella vita lavorativa, quasi tutti abbiamo pensato: “Il mio capo è fuori di testa”. Ma quando si tratta solo di un carattere difficile  e quando invece ci troviamo davanti a qualcosa di più profondo e potenzialmente tossico? Secondo la professoressa Elena Fernández–del–Río dell’Università di Saragozza,come riporta il Daily Mail, esistono segnali precisi che possono aiutare a individuare un supervisore con tratti di personalità “oscura”: psicopatia, narcisismo, machiavellismo e sadismo. Non si tratta necessariamente di diagnosi cliniche, ma di caratteristiche che, se marcate e presenti in chi detiene potere, possono trasformare l’ambiente di lavoro in un campo minato. La cosiddetta “dark side” fa riferimento a una predisposizione verso comportamenti eticamente, moralmente e socialmente discutibili. In un contesto aziendale, questi tratti possono tradursi in leadership distruttiva, conflitti continui e pratiche abusive. La psicopatia è contraddistinta da mancanza di autocontrollo, freddezza emotiva, assenza di senso di colpa e rimorso, stile di vita instabile e comportamenti antisociali. Un capo con questi tratti può prendere decisioni drastiche senza alcuna empatia, ignorando l’impatto sulle persone.

Il narcisismo, invece, si manifesta con grandiosità, arroganza, senso gonfiato della propria importanza e bisogno costante di ammirazione. Il leader narcisista è spesso guidato dall’ego: pretende riconoscimento, si appropria dei successi del team e fatica ad accettare critiche. Chi presenta alti livelli di machiavellismo tende a essere competitivo, cinico e altamente strategico. È un manipolatore calcolatore, abile nel costruire alleanze per interesse e nel mantenere un’immagine pubblica impeccabile. Può mettere colleghi l’uno contro l’altro pur di consolidare la propria posizione.

Infine, il sadismo si distingue per un elemento ancora più inquietante: il piacere nella crudeltà. Il leader sadico trova soddisfazione nell’umiliare, intimidire o esercitare controllo sugli altri, adottando comportamenti aggressivi o denigratori. Molti di questi tratti possono apparire, in superficie, come qualità di leadership: sicurezza, determinazione, ambizione. Il problema nasce quando degenerano.  Un collega con una personalità difficile può essere scomodo. Un superiore con tratti oscuri, invece, può influenzare carichi di lavoro, valutazioni, promozioni e perfino la stabilità professionale. È qui che la “dark personality” diventa pericolosa. Nel tempo, questi comportamenti possono generare conflitti interpersonali significativi, stress cronico, demotivazione e burnout. Il clima aziendale si deteriora e la produttività ne risente. Secondo la ricercatrice, questi capi tendono a mostrarsi insensibili, manipolatori, eccessivamente esigenti, autoritari, distanti, ipercritici o arroganti. Possono apparire eccessivamente autosufficienti o, al contrario, insolitamente compiacenti quando questo serve ai loro obiettivi.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: le relazioni non sono uno spazio di collaborazione, ma uno strumento di potere. Se riconosci questi segnali nel tuo ambiente di lavoro, la strategia è fondamentale. Documentare episodi problematici, mantenere professionalità, costruire una rete di supporto interna e stabilire confini chiari può fare la differenza. In alcuni casi, valutare un cambiamento può essere la scelta più sana. 

Non tutti i capi difficili sono psicopatici. Ma conoscere i segnali di una leadership oscura aiuta a proteggere la propria salute mentale e la propria carriera. Perché un capo esigente può far crescere; un leader tossico, invece, può logorare lentamente e profondamente.

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