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Calcoli renali, l'errore che ti condanna: la dritta dell'urologo

di Paola Natali mercoledì 11 marzo 2026

4' di lettura

I calcoli renali sono una patologia molto diffusa e spesso sottovalutata, che può provocare episodi di dolore molto intensi e richiedere talvolta un intervento urgente. Colpiscono soprattutto gli adulti tra i 30 e i 60 anni e rappresentano una delle cause più frequenti di accesso al pronto soccorso per dolore acuto. Per capire quanto sia diffuso il problema, quali segnali non ignorare e quali siano oggi le terapie più innovative, ne parliamo con l’urologo Giancarlo Napoli. «La calcolosi renale, o urolitiasi, è una condizione patologica molto frequente nella popolazione», spiega il dottore. Nei Paesi occidentali, come Europa e Stati Uniti, circa il 10% della popolazione soffre di questa patologia o è destinato a svilupparla nel corso della vita. «Esiste una lieve prevalenza nel sesso maschile, ma negli ultimi anni osserviamo un aumento dei casi anche tra le donne», aggiunge Napoli.

Secondo l’urologo, il rischio di sviluppare calcoli è legato a diversi fattori. Una componente importante è la predisposizione genetica: la familiarità gioca infatti un ruolo significativo. Tuttavia incidono molto anche fattori ambientali e legati allo stile di vita, come il clima della regione in cui si vive, le abitudini quotidiane e soprattutto l’alimentazione. «Il principale fattore di rischio resta la scarsa idratazione», sottolinea Giancarlo Napoli. Bere poco favorisce infatti la concentrazione di alcune sostanze nelle urine che possono aggregarsi e formare i calcoli. Anche un consumo elevato di sale, di proteine animali, di alimenti ricchi di ossalati – presenti ad esempio in verdure a foglia larga come spinaci e bietole – e di bevande zuccherate può aumentare la probabilità di sviluppare la malattia.

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Come evidenzia lo specialista , esistono anche condizioni cliniche che aumentano il rischio di calcolosi renale. Tra queste rientrano obesità, eccesso di acido urico, diabete, alterazioni metaboliche e anomalie funzionali di alcune ghiandole, come le paratiroidi. Anche la gravidanza può rappresentare un fattore predisponente. Quando i calcoli si spostano e ostruiscono le vie urinarie possono provocare la cosiddetta colica renale, la manifestazione più tipica della malattia. «Si tratta di un dolore improvviso, molto intenso e trafittivo, localizzato al fianco e spesso resistente ai comuni analgesici», spiega Giancarlo Napoli. Il dolore non migliora cambiando posizione e può irradiarsi verso la parte bassa dell’addome o verso la regione inguino-genitale. In alcuni casi si accompagna a bruciore durante la minzione.

Nei quadri più severi possono comparire anche nausea, vomito, febbre e brividi. «Quando compaiono questi sintomi è importante rivolgersi rapidamente al pronto soccorso», avverte il medico. Non sempre però la malattia si manifesta con sintomi così evidenti. Come spiega l’urologo, molti pazienti riferiscono dolori meno acuti ma persistenti, una sensazione di peso nella regione lombare oppure la presenza di sangue nelle urine. In altri casi la diagnosi avviene in modo del tutto occasionale durante esami eseguiti per altri motivi. Il trattamento dei calcoli renali oggi è sempre più personalizzato. «La scelta della terapia dipende da diversi fattori, tra cui la sede, le dimensioni e la consistenza del calcolo, oltre che dalle condizioni cliniche del paziente», spiega Giancarlo Napoli.  L’obiettivo non è più soltanto eliminare il calcolo, ma farlo con l’approccio più sicuro, meno doloroso e più rapido possibile.

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In alcuni casi si può optare per una terapia farmacologica che favorisca l’eliminazione spontanea dei calcoli ureterali di piccole o medie dimensioni. Quando invece esiste il rischio di complicanze infettive, diventa necessario intervenire in urgenza per drenare la via urinaria attraverso il posizionamento di dispositivi di bypass, come gli stent ureterali o la nefrostomia esterna. Negli ultimi anni la tecnologia ha rivoluzionato il trattamento della calcolosi urinaria. «Oggi abbiamo a disposizione tecniche sempre meno invasive e molto più precise», spiega il dottor Giancarlo Napoli, che lavora presso l’Ospedale Niguarda di Milano.

Uno dei trattamenti più noti è la litotrissia extracorporea a onde d’urto (ESWL), una procedura non invasiva che permette di frammentare i calcoli dall’esterno del corpo. Presso il Centro di Endourologia dell’ospedale è stato recentemente installato un macchinario di ultima generazione che consente un puntamento estremamente preciso grazie alla combinazione di guida ecografica e radiologica. Quando questa tecnica non è indicata, si ricorre al trattamento endoscopico. «Oggi utilizziamo ureteroscopi flessibili molto sottili che permettono di raggiungere il calcolo sfruttando le vie urinarie naturali, senza incisioni chirurgiche». Per frammentare i calcoli vengono utilizzati laser di ultima generazione, come quelli a olmio o a tullio, che consentono di polverizzare il calcolo con grande precisione.

Grazie anche a sistemi avanzati di aspirazione dei frammenti, la quantità di residui che il paziente deve espellere spontaneamente dopo l’intervento si riduce sensibilmente. «Questo significa meno dolore, minori complicanze e tempi di dimissione molto rapidi, spesso anche nella stessa giornata», sottolinea Giancarlo Napoli. Lo sguardo della ricerca è già rivolto al futuro. «Sono in fase di studio nuove tecnologie, come il supporto robotico per la chirurgia endoscopica intrarenale e sistemi di navigazione con realtà aumentata», conclude il dottor Napoli. Strumenti che potrebbero rendere gli interventi ancora più precisi, soprattutto nei casi più complessi. Secondo Giancarlo Napoli, però, la prevenzione resta fondamentale: una corretta idratazione, un’alimentazione equilibrata e controlli medici nelle persone predisposte possono ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare calcoli renali o di andare incontro a recidive.

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