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lo studio che svela la struttura di circolazione nascosta dei virus dell'influenza

di Paola Natali martedì 17 marzo 2026

2' di lettura

In un mondo sempre più connesso, anche i virus seguono le rotte della globalizzazione. È quanto emerge da uno studio condotto da un team di ricerca italiano tra Padova e Milano, secondo cui la diffusione dell’influenza nel mondo è strettamente legata ai flussi del traffico aereo internazionale. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Health, è stata coordinata da Chiara Poletto del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e da Francesco Bonacina, oggi ricercatore all’Università Bocconi e, al momento dello studio, affiliato all’Istituto nazionale francese della sanità e della ricerca medica (Inserm) e all’Università Sorbona di Parigi. L’obiettivo degli studiosi era capire se esistesse una relazione tra i movimenti globali delle persone e la circolazione dei diversi virus influenzali.

Il virus dell’influenza, infatti, non è unico. È composto da tre varianti principali: l’influenza di tipo B e due sottotipi dell’influenza di tipo A, chiamati H1N1 e H3N2. Ciascuno presenta caratteristiche diverse e può diffondersi con modalità differenti. Durante le stagioni influenzali, queste varianti possono circolare contemporaneamente, ma non sempre nella stessa proporzione: in alcuni Paesi uno dei sottotipi diventa predominante, mentre in altri la distribuzione tra i virus rimane più equilibrata. Inoltre, la situazione può cambiare da una stagione all’altra.

Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che monitora settimanalmente la diffusione dei virus influenzali attraverso una rete di laboratori di riferimento presenti in oltre 150 Paesi. I laboratori registrano il numero di campioni positivi ai diversi sottotipi, offrendo così un quadro dettagliato della circolazione globale del virus. Dall’analisi dei dati è emerso un elemento particolarmente interessante: i Paesi in cui i diversi sottotipi influenzali circolano in proporzioni simili risultano essere quelli maggiormente collegati tra loro dai flussi di viaggi aerei. In altre parole, il traffico internazionale tende a “mescolare” i virus, rendendo più simile la loro distribuzione tra le aree del mondo più connesse.

Il modello matematico sviluppato dai ricercatori ha quindi permesso di individuare una sorta di struttura di circolazione nascosta del virus influenzale. Le grandi città con aeroporti molto trafficati diventano veri e propri nodi della rete globale: un viaggiatore infetto può trasportare il virus da un continente all’altro in poche ore, contribuendo alla diffusione simultanea delle diverse varianti. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per migliorare il monitoraggio e la gestione delle epidemie influenzali. Analizzare i collegamenti tra i Paesi e i flussi di mobilità internazionale può infatti aiutare a prevedere meglio come e dove si diffonderanno i virus, offrendo alle autorità sanitarie strumenti più efficaci per la prevenzione.

Lo studio mostra quindi come, nell’era della mobilità globale, anche la diffusione delle malattie sia profondamente influenzata dai movimenti delle persone. Le rotte aeree non trasportano soltanto viaggiatori e merci, ma possono diventare anche i percorsi invisibili lungo cui viaggiano i virus.

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