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Longevità, quanto vivremo? La risposta è scritta nel sangue

di Paola Natali martedì 24 marzo 2026

2' di lettura

Uno studio americano individua nei piRna un potente indicatore della probabilità di vita negli anziani.  La possibile svolta per la medicina preventiva  è capire in anticipo il proprio stato di salute e il rischio di declino negli anni successivi.Oggi, una nuova ricerca suggerisce che un semplice esame del sangue potrebbe offrire indicazioni preziose anche sulla probabilità di sopravvivenza nel breve termine.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Aging Cell e condotto negli Stati Uniti da Duke Health insieme all’Università del Minnesota, accende i riflettori su alcune minuscole molecole di RNA, i cosiddetti piRna, come possibili predittori della sopravvivenza negli anziani. Lo studio ha coinvolto oltre 1.200 persone con più di 71 anni. I ricercatori hanno analizzato centinaia di parametri clinici e più di 800 tipi di piccoli RNA, utilizzando avanzati modelli di intelligenza artificiale e machine learning. Il risultato: un gruppo di appena sei piRna è in grado di prevedere la sopravvivenza a due anni con un’accuratezza dell’86%.

Un dato che ha sorpreso gli stessi scienziati. “La combinazione di pochi piRna si è rivelata il predittore più forte della sopravvivenza a due anni, superando età, stile di vita e altri indicatori di salute”, ha spiegato Virginia Byers Kraus, autrice senior dello studio. Non solo. I partecipanti che hanno vissuto più a lungo presentavano livelli più bassi di specifici piRna, un risultato in linea con osservazioni precedenti su organismi più semplici, nei quali la riduzione di queste molecole è associata a una maggiore longevità. I piRna, piccoli RNA non codificanti, sono già noti per il loro ruolo nella regolazione dello sviluppo cellulare, nella rigenerazione e nel sistema immunitario. Ma questa ricerca suggerisce che potrebbero avere un’influenza diretta anche sui processi di invecchiamento.

Le implicazioni sono rilevanti. In futuro, un semplice test del sangue potrebbe aiutare a individuare precocemente le persone più a rischio di declino, permettendo interventi mirati e strategie personalizzate per favorire un invecchiamento più sano. Gli esperti invitano comunque alla cautela: saranno necessari ulteriori studi per confermare i risultati e comprendere appieno il ruolo di queste molecole. Ma la direzione è chiara: la medicina si avvicina sempre più a strumenti predittivi capaci di anticipare il futuro della nostra salute.

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