La solitudine può far male al cuore: lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association e condotto nel Secondo Ospedale Xiangya della Central South University di Changsha, in Cina. Secondo questo lavoro di ricerca, sentirsi soli potrebbe aumentare il rischio di malattie delle valvole del cuore. Si tratta di patologie che si presentano quando una delle quattro valvole del cuore smette di funzionare in maniera corretta. In particolare, la malattia valvolare cardiaca degenerativa si verifica quando le valvole cardiache si irrigidiscono gradualmente, rendendo più difficile il corretto flusso del sangue attraverso il cuore.
Secondo l'American Heart Association, la mancanza di legami sociali sarebbe associata a un aumento del rischio di morte prematura per tutte le cause, nonché ad altri esiti negativi per la salute. Alla base dello studio, i dati relativi a 463mila adulti iscritti alla UK Biobank monitorati per quasi 14 anni. Un periodo durante il quale sono stati diagnosticati oltre 11mila nuovi casi di cardiopatia valvolare degenerativa. Circa il 72% dei partecipanti ha riferito di provare una solitudine minima, mentre il 28% ha parlato di livelli più elevati di solitudine. In quest'ultimo caso, si sarebbe manifestato un rischio maggiore del 19% di sviluppare una cardiopatia valvolare degenerativa; un rischio maggiore del 21% di stenosi della valvola aortica e un rischio maggiore del 23% di insufficienza della valvola mitrale. Le persone che presentavano sia un alto rischio genetico per le malattie valvolari cardiache sia livelli elevati di solitudine avevano il rischio più alto di diagnosi di cardiopatia valvolare.
A spiegare, solo in parte, questo nesso tra solitudine e cardiopatia valvolare sono i comportamenti di vita non salutari spesso collegati alla solitudine, come l'obesità, il fumo, il consumo eccessivo di alcol, la durata del sonno o l'attività fisica irregolare. "I nostri risultati suggeriscono che affrontare la solitudine potrebbe contribuire a ritardare la progressione della malattia, posticipare gli interventi chirurgici come la sostituzione valvolare e, in definitiva, ridurre l'onere clinico ed economico a lungo termine delle malattie valvolari cardiache", ha spiegato Cheng Wei, coautore dello studio.