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Bevande zuccherate, ecco cosa accade attorno al cuore

di Paola Natali giovedì 9 aprile 2026

3' di lettura

Frizzanti, dolci, spesso associate a momenti di pausa o convivialità: le bibite gassate sono tra le bevande più consumate, soprattutto tra giovani e adulti. Eppure, dietro il loro gusto accattivante si nasconde un rischio sempre più documentato: un impatto diretto sulla salute del cuore. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno messo in relazione il consumo elevato di zuccheri, in particolare quelli contenuti nelle bevande zuccherate, con un aumento del rischio cardiovascolare. Il meccanismo è più complesso di quanto si possa immaginare e riguarda non solo il peso corporeo, ma anche il modo in cui il grasso si distribuisce nell’organismo.

Uno degli aspetti più preoccupanti è infatti l’accumulo di grasso viscerale, in particolare quello che si deposita attorno al cuore. Questo tipo di tessuto adiposo, a differenza di quello sottocutaneo, è metabolicamente attivo e può favorire infiammazione, alterazioni metaboliche e un aumento del rischio di malattie cardiache. Il nutrizionista biologo Fabio Gregu sottolinea che “Le bibite gassate sono bevande ultra-processate ricche di zuccheri semplici o edulcoranti, acidi e additivi. Favoriscono picchi glicemici, infiammazione e alterazioni del microbiota intestinale. Inoltre possono creare dipendenza, soprattutto nei più piccoli, abituando il palato a sapori estremamente dolci. Un consumo abituale è associato ad aumento di peso, resistenza insulinica e maggiore rischio metabolico. Basta pensare che una lattina può apportare fino a 30-35 g di zuccheri, pari a circa 120-140 kcal “vuote”, senza alcun valore nutrizionale. Il problema è la frequenza: consumate quotidianamente possono incidere significativamente sul bilancio calorico e favorire accumulo di grasso, soprattutto viscerale”.

Ma non è solo una questione di calorie. Gli zuccheri liquidi vengono assorbiti molto rapidamente dall’organismo e non inducono lo stesso senso di sazietà dei cibi solidi. Questo porta spesso a consumare più energia del necessario senza accorgersene, aumentando il rischio di sovrappeso, obesità e, di conseguenza, patologie cardiovascolari. Anche le bibite apparentemente “light” o senza zucchero sono finite sotto osservazione. Sebbene non apportino calorie significative, alcune ricerche suggeriscono che i dolcificanti artificiali possano influenzare il metabolismo, alterare la percezione della fame e avere effetti indiretti sul sistema cardiovascolare. Il dibattito scientifico è ancora aperto, ma il principio di cautela resta valido. Tra le bevande più a rischio rientrano le classiche bibite gassate zuccherate (cola, aranciate, limonate industriali), gli energy drink, spesso ricchi sia di zuccheri sia di stimolanti e le bevande aromatizzate e i tè freddi industriali, che possono contenere quantità elevate di zuccheri nascosti 

Questo non significa rinunciare completamente al piacere di una bevanda fresca, ma piuttosto imparare a scegliere con maggiore consapevolezza. Acqua, acqua frizzante naturale, tè non zuccherato o bevande preparate in casa rappresentano alternative più salutari e prive di effetti negativi sul sistema cardiovascolare. Il nutrizionista Gregu suggerisce di “ abituare il palato a bevande più naturali: acqua (anche frizzante), tisane, infusi o acqua aromatizzata con limone, zenzero o menta. Ottime alternative sono tè freddo senza zucchero, kukicha, estratti di frutta e verdura oppure, soprattutto in estate, acqua frizzante con menta e cetriolo”.

La vera sfida, come spesso accade in ambito alimentare, è legata alla quantità e alla frequenza. Un consumo occasionale difficilmente comporta rischi significativi, ma l’abitudine quotidiana può trasformarsi in un fattore di rischio concreto nel lungo periodo.

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