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Infarto, come far crollare il rischio del 36%: prevenzione, la svolta

venerdì 8 maggio 2026

2' di lettura

Uno studio condotto su oltre 12 mila persone rivela che è possibile ridurre del 36% il rischio di primo infarto. Come? Abbassando sensibilmente il colesterolo Ldl. A rivelarlo è lo studio internazionale Vesalius-CV, presentato al 57° Congresso Nazionale ANMCO 2026 di Rimini. Si tratta di una delle scoperte più rilevanti nel panorama della medicina moderna. 

La ricerca, destinata a cambiare profondamente l'approccio alle malattie cardiovascolari, dimostra che intervenendo tempestivamente su pazienti ad alto rischio, anche in assenza di eventi clinici precedenti, è possibile salvare migliaia di vite. In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte, con più di 220mila decessi ogni anno. 

Lo studio Vesalius-CV ha seguito i pazienti - tutti soggetti a un rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, ma senza una storia clinica di infarti o ictus - per oltre quattro anni. I risultati hanno provato che una riduzione significativa dl colesterolo Ldl, considerato uno dei fattori causali una delle cause dirette dell'aterosclerosi, si ottiene una diminuzione concreta degli eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus. 

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"Il rischio cardiovascolare - ha spiegato il dottor Grimaldi, presidente di ANMCO - si sviluppa nel tempo, spesso senza sintomi evidenti, mentre la malattia è già presente. Per questo motivo, agire precocemente rappresenta oggi un nuovo paradigma nella cura delle patologie cardiovascolari".

"Il dato più rilevante - ha detto Claudio Bilato, vicepresidente di ANMCO - è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare che si ottiene grazie all'utilizzo di evolocumab: questo risultato può tradursi in un impatto significativo sulla salute della popolazione e sulla vita concreta delle persone". Prosegue Bilato: "Significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza che può lasciare conseguenze permanenti. La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato. Nello studio , l'impiego di evolocumab ha consentito di ridurre efficacemente il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo i livelli intorno ai 45 mg/dL".

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