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Cancro, lo scudo che ferma la crescita delle cellule tumorali

di Paola Natali mercoledì 20 maggio 2026

2' di lettura

Le cellule tumorali non crescono in modo “nudo”: attorno a loro costruiscono spesso una sorta di scudo protettivo chiamato glicocalice, una struttura ricca di zuccheri e proteine che ricopre la superficie cellulare. Questo strato ha una funzione importante per il tumore: lo aiuta a nascondersi dal sistema immunitario e rende più difficile l’azione delle terapie, soprattutto quelle basate sugli anticorpi e sull’immunoterapia. In particolare, il glicocalice può ostacolare il riconoscimento dei bersagli tumorali e ridurre l’efficacia dei cosiddetti checkpoint immunitari, meccanismi che normalmente regolano la risposta delle cellule immunitarie.  Per superare questo problema, alcuni ricercatori hanno sviluppato una strategia innovativa basata su nanovescicole ingegnerizzate, cioè piccolissime particelle derivate dalla membrana cellulare e modificate in laboratorio per svolgere funzioni specifiche. L’idea centrale è semplice ma potente: se il tumore si protegge con uno scudo, bisogna prima indebolire o rimuovere quello scudo per rendere il sistema immunitario più efficace.

In questo studio puibblicato su PNAS,  sono state progettate nanovescicole speciali chiamate StcE-nCD47-FNV, capaci di svolgere due azioni contemporaneamente. Da un lato, contengono una componente enzimatica derivata da una proteina batterica (StcE) in grado di degradare il glicocalice tumorale, “ripulendo” la superficie delle cellule cancerose. Dall’altro lato, espongono nanocorpi diretti contro CD47, una proteina che i tumori utilizzano come segnale di “non attaccarmi” per sfuggire ai macrofagi. Questa doppia azione è particolarmente efficace: la degradazione del glicocalice rende più accessibili i bersagli tumorali, mentre il blocco di CD47 rimuove uno dei principali meccanismi di difesa del tumore. Il risultato è un aumento della fagocitosi da parte dei macrofagi e una maggiore infiltrazione dei linfociti T citotossici, cioè le cellule del sistema immunitario responsabili della distruzione delle cellule malate.

Nei modelli sperimentali, come quelli di tumore al colon e al seno, questa strategia ha mostrato risultati promettenti, con una riduzione della crescita tumorale e della formazione di metastasi. Inoltre, le nanovescicole hanno dimostrato una buona capacità di accumularsi nel tessuto tumorale e una maggiore sicurezza rispetto all’uso diretto delle proteine libere. In sintesi, questo approccio rappresenta un passo importante verso nuove forme di immunoterapia di precisione, in cui non si agisce solo sul sistema immunitario, ma anche sulle barriere fisiche e molecolari costruite dal tumore. L’obiettivo finale è rendere il cancro più “visibile” e quindi più vulnerabile all’attacco delle difese naturali dell’organismo.

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