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Tumore al sistema linfatico: la scoperta legata al virus di Epstein–Barr

di Paola Natali mercoledì 20 maggio 2026

2' di lettura

Il linfoma non-Hodgkin (NHL) è un gruppo di tumori del sistema linfatico molto eterogeneo e tra i più diffusi a livello globale. In alcuni casi, questi tumori sono associati al virus di Epstein–Barr (EBV), un virus estremamente comune che infetta la maggior parte della popolazione mondiale. Sebbene spesso resti inattivo, in alcune condizioni può contribuire allo sviluppo di forme di linfoma particolarmente aggressive e difficili da trattare. Uno dei problemi principali dei linfomi EBV-positivi è che tendono a crescere rapidamente e, soprattutto, possono sviluppare resistenza ai farmaci, riducendo l’efficacia delle terapie disponibili. Per questo motivo la ricerca sta cercando nuovi bersagli molecolari su cui intervenire.

In questo contesto è stata identificata una proteina chiamata NEK2, una chinasi cellulare coinvolta nella divisione e stabilità delle cellule. Normalmente NEK2 ha un ruolo nel controllo della mitosi, ma in diversi tumori risulta iperattiva e associata a una crescita più aggressiva. Gli studi hanno mostrato che, nelle cellule infettate da EBV, l’espressione di NEK2 aumenta in modo significativo. Questo aumento è favorito anche da alcune proteine prodotte dal virus stesso, come EBNA1, EBNA2 e LMP1, che contribuiscono ad attivare i meccanismi cellulari che portano alla crescita tumorale. Tra queste, LMP1 è particolarmente importante perché è una delle principali proteine “oncogeniche” del virus. 

Quando NEK2 è altamente attiva, le cellule del linfoma diventano più resistenti e più capaci di sopravvivere. Al contrario, l’inibizione di NEK2 ha mostrato effetti molto interessanti: le cellule tumorali vanno incontro a morte cellulare, mentre le cellule sane risultano molto meno colpite. Inoltre, il blocco di NEK2 rende le cellule tumorali più sensibili ai farmaci chemioterapici, riducendo anche la resistenza alle cure. Un altro aspetto importante è che l’inibizione di NEK2 riduce l’espressione di proteine chiave per la sopravvivenza del tumore, tra cui proprio LMP1 e anche fattori cellulari come c-Myc, coinvolti nella crescita incontrollata delle cellule. Nei modelli animali, questi effetti si traducono in risultati concreti: la riduzione del carico tumorale, un rallentamento della progressione della malattia e, in alcuni casi, una maggiore sopravvivenza. In sintesi, NEK2 sembra avere un ruolo centrale nello sviluppo e nella resistenza dei linfomi EBV-positivi. Per questo motivo, rappresenta un possibile nuovo bersaglio terapeutico, che potrebbe in futuro migliorare il trattamento di queste forme di tumore particolarmente aggressive, soprattutto nei pazienti che non rispondono più alle terapie standard.

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tumori del sistema linfatico
virus di Epstein–Barr
linfoma non-Hodgkin

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