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Ippocampo, perché possiamo crollare per stress e tensione

di Paola Natali martedì 26 maggio 2026

3' di lettura

Quante volte, durante un colloquio di lavoro, un esame o un momento di forte tensione, capita di avere la sensazione di “sapere una cosa” ma di non riuscire a collegarla nel modo giusto? Secondo un nuovo studio scientifico, non si tratta soltanto di agitazione: è proprio lo stress a interferire con i meccanismi che permettono al cervello di unire vecchi ricordi e nuove informazioni. Come riportato dalla rivista  Nature, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances ha dimostrato che lo stress acuto riduce la capacità del cervello di fare inferenze, cioè di collegare esperienze passate a ciò che sta accadendo nel presente. Un effetto che può compromettere lucidità, intuizione e capacità decisionale proprio nei momenti in cui servirebbero di più.

Lo studio è stato condotto da Lars Schwabe dell’Università di Amburgo insieme al suo team. Gli scienziati hanno voluto capire in che modo lo stress influenzi l’ippocampo, una regione del cervello fondamentale per la memoria e per la capacità di integrare informazioni. L’ippocampo funziona come una sorta di “ponte mentale”: permette di collegare ricordi già immagazzinati con nuovi stimoli, aiutandoci a interpretare la realtà e prendere decisioni rapide. Un esempio semplice? Se ricordiamo che un amico indossa spesso una giacca verde e vediamo quella stessa giacca su una panchina al parco, il cervello collega automaticamente le informazioni e ci porta a dedurre che probabilmente il nostro amico si trova lì vicino.

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Ma quando entra in gioco lo stress, questo processo diventa molto più difficile. Per studiare il fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto 121 partecipanti. Nel primo giorno dell’esperimento, ai volontari è stato chiesto di memorizzare una serie di immagini abbinate: animali associati a volti o paesaggi. Il giorno successivo, metà dei partecipanti è stata sottoposta a una situazione di forte pressione psicologica: un colloquio simulato nel quale dovevano dimostrare la propria idoneità a un lavoro ipotetico, oltre a svolgere difficili esercizi di matematica mentale. Il gruppo di controllo, invece, ha affrontato attività molto più rilassate, come parlare liberamente di un tema scelto e risolvere semplici calcoli. Attraverso test cognitivi e scansioni cerebrali, gli studiosi hanno osservato che le persone sottoposte a stress acuto mostravano una capacità significativamente ridotta di collegare i ricordi alle nuove informazioni.

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Secondo i ricercatori, sotto pressione l’ippocampo fatica ad “attivare” correttamente i ricordi utili. In pratica, il cervello riceve le informazioni, ma non riesce a combinarle nel modo più efficace. Questo spiega perché durante situazioni stressanti molte persone sperimentano vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione o la sensazione di non riuscire a ragionare con chiarezza. Il neuroscienziato Brice Kuhl dell’Università dell’Oregon, non coinvolto nello studio, ha definito i risultati particolarmente convincenti perché combinano dati comportamentali e imaging cerebrale, mostrando concretamente “cosa va storto” nel cervello sotto stress. La ricerca potrebbe avere implicazioni importanti anche per comprendere alcuni disturbi psicologici, come ansia e psicosi, nei quali la capacità di integrare correttamente le informazioni risulta alterata. Ma le conseguenze riguardano anche la vita quotidiana. Lo studio suggerisce infatti che lo stress non influisce solo sull’umore: modifica temporaneamente il modo in cui il cervello costruisce il significato delle esperienze. In altre parole, quando siamo sotto pressione non diventiamo meno intelligenti. Semplicemente, il cervello fatica a mettere insieme i pezzi nel modo corretto.

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