Che cosa succede quando una cellula si trova sotto stress? La risposta più intuitiva potrebbe essere che cerca di difendersi o di riparare i danni subiti. Tuttavia, in alcuni casi, accade qualcosa di molto più sorprendente: la cellula può raddoppiare il proprio patrimonio genetico. Questo fenomeno, chiamato poliploidia, è al centro di una serie di studi pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), che hanno messo in luce il profondo legame tra stress biologico e duplicazione del genoma.
Normalmente ogni cellula umana possiede due copie di ciascun cromosoma: una ereditata dalla madre e una dal padre. Questa condizione viene definita diploidia. Nella poliploidia, invece, le cellule possiedono tre, quattro o più copie complete del proprio patrimonio genetico. Sebbene possa sembrare un’anomalia, la poliploidia è molto più diffusa di quanto si pensi. Numerose specie vegetali, molte colture agricole e persino diversi tessuti del corpo umano presentano cellule poliploidi. Anche alcuni tumori sviluppano cellule con un numero aumentato di cromosomi durante la loro evoluzione. Per anni gli scienziati si sono chiesti se questa caratteristica rappresentasse un vantaggio o uno svantaggio biologico. Oggi emerge una risposta sempre più chiara: in molte situazioni la poliploidia sembra essere strettamente collegata alla capacità di affrontare condizioni di stress. Secondo gli studi raccolti nello speciale pubblicato da PNAS, diversi tipi di stress possono indurre la formazione di cellule poliploidi.
Temperature estreme, esposizione a sostanze chimiche, radiazioni, infezioni, carenza di nutrienti e altre condizioni ambientali difficili possono spingere le cellule a duplicare il proprio DNA. In altre parole, lo stress non si limita a influenzare il comportamento cellulare: in alcuni casi può modificare profondamente l’organizzazione genetica delle cellule stesse. Gli autori suggeriscono che questa risposta possa rappresentare una strategia di sopravvivenza sviluppata nel corso dell’evoluzione. Uno degli aspetti più affascinanti emersi dalle ricerche è che le cellule poliploidi sembrano spesso più resistenti rispetto alle loro controparti normali. Disporre di copie aggiuntive del genoma potrebbe infatti fornire una sorta di “riserva biologica”, permettendo alle cellule di tollerare meglio danni genetici, cambiamenti ambientali e altre condizioni avverse. Questo fenomeno è osservabile anche negli organismi completi. Molte piante poliploidi, ad esempio, mostrano una maggiore capacità di sopravvivere a siccità, freddo, salinità e altre forme di stress ambientale. Secondo alcuni ricercatori, la poliploidia potrebbe aver persino contribuito alla sopravvivenza di numerose specie durante periodi di estinzione di massa nella storia della Terra. Se da un lato la poliploidia può rappresentare un vantaggio, dall’altro può avere conseguenze problematiche.
Gli studi pubblicati su PNAS evidenziano che tra il 30% e il 40% dei tumori umani presenta un fenomeno chiamato duplicazione dell’intero genoma, noto come Whole Genome Duplication (WGD). In questi casi le cellule tumorali acquisiscono copie extra dei cromosomi e possono diventare più adattabili alle condizioni ostili presenti all’interno del tumore. I ricercatori hanno osservato che lo stress ossidativo e la scarsità di nutrienti, due caratteristiche tipiche del microambiente tumorale, influenzano direttamente il comportamento delle cellule poliploidi. Paradossalmente, questa maggiore capacità di adattamento può rendere alcuni tumori più difficili da trattare, perché le cellule riescono a sopravvivere meglio agli attacchi delle terapie. Un’altra ricerca pubblicata nella raccolta di PNAS ha utilizzato la mosca della frutta (Drosophila melanogaster) per studiare il rapporto tra poliploidia e danno cellulare. Gli scienziati hanno esposto le cellule dell’epitelio addominale a radiazioni ultraviolette, osservando che molte cellule danneggiate morivano, mentre quelle sopravvissute tendevano a fondersi tra loro.
Questa fusione dava origine a grandi cellule multinucleate, cioè contenenti più nuclei e quindi più copie del materiale genetico. Sorprendentemente, queste cellule giganti contribuivano alla riparazione del tessuto danneggiato, suggerendo che la poliploidia possa svolgere un ruolo importante nei processi di rigenerazione. Per molti anni la poliploidia è stata considerata un fenomeno marginale. Oggi gli scienziati la vedono come uno dei meccanismi biologici più importanti e meno compresi della natura. Dall’evoluzione delle specie alla resistenza delle colture agricole, dalla rigenerazione dei tessuti alla progressione dei tumori, il raddoppio del genoma sembra influenzare numerosi aspetti della vita. Le ricerche pubblicate su PNAS suggeriscono che la poliploidia non sia semplicemente una conseguenza dello stress, ma possa rappresentare una vera e propria strategia biologica per affrontarlo. Comprendere meglio questo fenomeno potrebbe aprire nuove prospettive in medicina, nella lotta contro il cancro, nella biologia evolutiva e persino nello sviluppo di colture agricole più resistenti ai cambiamenti climatici. In altre parole, dietro una semplice duplicazione del DNA potrebbe nascondersi uno dei più potenti strumenti di adattamento che la natura abbia mai sviluppato.