Per anni è stata definita "l'ormone dell'amore", la molecola che favorisce l'attaccamento, la fiducia e i legami affettivi. Ma oggi l'ossitocina si rivela molto più complessa di quanto si pensasse. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) suggerisce infatti che questo neuropeptide potrebbe influenzare uomini e donne in modo diverso, accentuando aspetti opposti delle relazioni sociali. L'ossitocina è prodotta dall'ipotalamo ed è nota per il suo ruolo nel parto, nell'allattamento e nel legame tra madre e figlio. Negli ultimi anni, tuttavia, neuroscienziati e psichiatri hanno iniziato a studiarla anche per la sua influenza sulla cognizione sociale, cioè la capacità di interpretare emozioni, intenzioni e comportamenti degli altri.
Nella ricerca pubblicata su PNAS, i partecipanti hanno ricevuto ossitocina tramite spray nasale oppure un placebo. Successivamente sono stati sottoposti a un test durante il quale osservavano volti associati a comportamenti positivi, come lodare altre persone, oppure negativi, come criticarle. Nel frattempo, l'attività cerebrale veniva monitorata attraverso la risonanza magnetica funzionale.
I risultati hanno evidenziato una differenza sorprendente. Nelle donne, l'ossitocina aumentava l'attività dell'amigdala , una struttura cerebrale coinvolta nell'elaborazione delle emozioni e della rilevanza sociale, quando venivano presentate persone associate a comportamenti positivi. Inoltre, queste persone risultavano più simpatiche e attraenti agli occhi delle partecipanti.
Negli uomini, invece, accadeva il contrario: l'ossitocina rendeva più rilevanti le informazioni negative, aumentando la risposta dell'amigdala verso individui descritti come critici o poco collaborativi. Di conseguenza, questi soggetti venivano giudicati meno simpatici. Secondo gli autori, questo meccanismo potrebbe essere il risultato di un adattamento evolutivo. Nelle donne l'ossitocina favorirebbe l'attenzione verso comportamenti prosociali, utili a creare un ambiente favorevole alla crescita dei figli. Negli uomini, invece, aiuterebbe a identificare e tenere a distanza possibili minacce o individui antisociali. Si tratta di una scoperta importante perché offre una possibile spiegazione biologica delle differenze tra i sessi nell'elaborazione delle informazioni sociali. Inoltre, potrebbe avere implicazioni per la comprensione di alcuni disturbi psichiatrici caratterizzati da difficoltà nelle relazioni interpersonali, come l'autismo, l'ansia sociale o alcuni disturbi della personalità.
Gli esperti invitano comunque alla prudenza. L'ossitocina non è una "molecola magica" capace di rendere automaticamente più empatici o socievoli. Al contrario, il suo effetto dipende dal contesto, dalla personalità e, come mostra questo studio, anche dal sesso della persona. In altre parole, la stessa sostanza che aiuta a creare legami può anche accentuare le differenze nel modo in cui uomini e donne percepiscono il mondo sociale. Una conferma di quanto il cervello umano sia complesso e di quanto resti ancora da scoprire sui meccanismi che regolano le nostre relazioni.