L’influenza potrebbe bussare alla porta con qualche settimana di anticipo quest’anno, e a far drizzare le antenne dei ricercatori non è soltanto la comparsa insolitamente precoce dei primi casi, ma anche il fatto che, tra i virus che stanno circolando nell’emisfero settentrionale, ne stia emergendo uno caratterizzato da una mutazione genetica che potrebbe rendere meno efficace una parte dell’immunità già presente nella popolazione. È ancora presto per dire come sarà la prossima stagione influenzale, perché i numeri sono destinati a cambiare rapidamente con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, ma i segnali raccolti in queste prime settimane sono abbastanza insoliti da meritare attenzione. In alcuni Paesi dell’emisfero settentrionale, infatti, i casi hanno iniziato a comparire prima del periodo nel quale normalmente si osserva un aumento significativo dell’attività influenzale, mentre in Giappone si sono già verificati alcuni focolai che hanno interessato anche le scuole.
È proprio questo anticipo a rappresentare uno degli elementi più interessanti per gli scienziati, che stanno cercando di capire se si tratti semplicemente di un inizio anticipato destinato poi a rientrare nella normalità oppure se l’attività del virus continuerà ad aumentare con questo ritmo anche nelle prossime settimane. Un inizio precoce, del resto, non significa necessariamente che ci aspetti una stagione più pesante: per stabilirlo sarà necessario seguire l’andamento dei contagi molto più a lungo e capire quali ceppi riusciranno effettivamente a imporsi durante i mesi freddi. Nel frattempo, l’attenzione dei ricercatori si sta concentrando soprattutto sull’H1N1, che in questa prima fase sembra essere il virus influenzale maggiormente diffuso in alcune delle aree monitorate. Ed è proprio studiando questo ceppo che è stata individuata una mutazione chiamata G155E, sulla quale gli scienziati stanno cercando di raccogliere più informazioni per capire quanto possa essere importante dal punto di vista epidemiologico. La mutazione, da sola, non significa che il virus sia diventato più aggressivo o più pericoloso e sarebbe quindi sbagliato trasformare questo dato in un nuovo allarme sanitario. Il problema che interessa maggiormente i ricercatori è un altro: capire se questa variazione possa modificare il modo in cui il sistema immunitario riconosce il virus e, di conseguenza, quanto bene gli anticorpi prodotti dopo una precedente infezione o grazie alla vaccinazione riescano a neutralizzarlo.
Alcuni primi risultati hanno infatti suggerito che determinati virus portatori della G155E possano essere riconosciuti con maggiore difficoltà dagli anticorpi già presenti nell’organismo. È un dato interessante soprattutto perché l’efficacia della risposta immunitaria nei confronti dell’influenza dipende in buona parte da quanto il virus che circola in una determinata stagione assomiglia a quelli incontrati in precedenza dal sistema immunitario, attraverso infezioni o vaccinazioni. La situazione, però, è molto più complessa di quanto possa sembrare leggendo soltanto il dato relativo alla mutazione. Il virus dell’influenza cambia continuamente e non tutte le mutazioni che compaiono riescono poi a diffondersi nella popolazione o a diventare caratteristiche dominanti di una stagione. Per questo motivo gli scienziati stanno osservando con attenzione la frequenza con cui compare la G155E nei diversi campioni e, soprattutto, se la sua presenza aumenterà man mano che crescerà la circolazione dell’H1N1.
Un altro elemento da tenere presente è che i dati raccolti nelle prime settimane possono dare un’immagine ancora incompleta della situazione. La stagione influenzale è lunga e il comportamento dei virus può cambiare nel giro di poche settimane, anche in relazione alla temperatura, agli spostamenti delle persone, alla riapertura delle scuole e al livello di immunità presente nella popolazione. Per questo i ricercatori preferiscono parlare di segnali da seguire piuttosto che di una previsione già definita. Anche sul fronte della vaccinazione il possibile anticipo dell’attività influenzale pone alcune domande interessanti, soprattutto sulla scelta del momento migliore per ottenere una protezione adeguata durante il periodo di maggiore circolazione del virus. Non significa, naturalmente, che le persone debbano prendere decisioni autonome sulla propria vaccinazione sulla base di una singola notizia, ma piuttosto che le autorità sanitarie e gli esperti continueranno a seguire l’evoluzione dei virus per adattare le indicazioni alla situazione epidemiologica.
Quello che oggi emerge, quindi, è soprattutto un quadro da monitorare con attenzione: l’influenza sembra essersi affacciata con un anticipo insolito in alcune zone dell’emisfero settentrionale, l’H1N1 appare particolarmente presente in diversi campioni e una sua mutazione, la G155E, sta attirando l’interesse dei ricercatori per il possibile effetto sulla capacità degli anticorpi di riconoscere il virus. Ma tra un segnale scientifico e un allarme c’è una differenza importante, e in questo momento è proprio quella che gli esperti invitano a mantenere. Serviranno molti più dati per capire se questa stagione sarà davvero diversa dalle precedenti, se la diffusione iniziale rallenterà oppure continuerà ad aumentare e, soprattutto, quale ruolo avrà la nuova




