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Tinto Brass, dopo l'ictus la causa con i figli: una brutta storia di soldi

di Maria Pezzi domenica 13 maggio 2018

2' di lettura

Dopo un ictus e un matrimonio non gradito ai parenti Tinto Brass è finito sotto tutela. Paradossalmente, però, amministratore dei beni dell'85enne regista è stata nominata la moglie, la 57enne ex avvocato Caterina Varzi, il cui nome è stato fatto proprio dai figli di Brass, i quali temono che il padre possa "disperdere" il patrimonio di famiglia. Brass e la moglie non ci stanno e hanno presentato ricorso. A presentare l'istanza, il 13 settembre 2017, è stato il figlio Bonifacio, che è intervenuto dopo il matrimonio tra il padre e la Varzi, celebrato il mese precedente. A marzo il giudice  ha dato ragione al figlio del regista, nominando amministratore dei beni, come proposto dai fratelli Bonifacio e Beatrice, proprio Caterina Varzi. Per approfondire leggi anche: Tinto Brass si sposa a a 84 anni Caterina Varzi spiega però al Corriere che non ha senso nominare un amministratore se c'è una moglie che può aiutarlo. Sottolineando comunque che "Tinto è persona capace e autonoma". L'ex avvocato ha accettato l'incarico, ma "a muso duro, nel senso - dice al quotidiano milanese - che di fronte alla decisione del giudice di nominare un amministratore ho pensato che quantomeno quell'amministratore dovessi essere io, per evitare intromissioni di estranei nella nostra vicenda umana".  Brass e la consorte hanno deciso di impugnare la decisione del giudice, e hanno dato incarico a un legale di presentare reclamo in Corte d'appello. "Accade a volte", dichiara al Corriere, paragonandosi a Sofocle, "che a un certo punto della vita siano i figli a portarti in tribunale. E' successo anche a Sofocle quando aveva novant'anni e fu accusato di dilapidare il suo patrimonio. Ma Sofocle chiese al giudice una cosa semplice: 'Dica lei se sono un folle'. Non solo non lo condannarono, ma lo portarono a casa in trionfo".

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