Tutto era iniziato al Festival di Sanremo del 2001, quello condotto da Raffaella Carrà. È nel rumore vibrante del Teatro Ariston che la regina del varietà ha incontrato Gian Luca Bulzoni. Nato e vissuto un passo dietro la luce dei riflettori che da due giorni- nonostante il suo rapporto con Raffaella non fosse affatto un mistero - si sono accesi tutti su di lui. Verrebbe da dire, senza allontanarsi troppo dalla realtà, per via ereditaria. «La seguiva giorno e notte... ed è diventato una persona di fiducia», ha ricordato Angelo Perrone, storico addetto stampa della stessa Carrà di fronte alle telecamere della trasmissione di RaiUno, La volta buona . E soprattutto ne è diventato allievo. «Raffaella è stata per lui una maestra... gli ha insegnato tutto, anche la riservatezza».
Per anni, infatti, Gian Luca è stato l’uomo invisibile. Quello che stava un passo indietro mentre il Paese ballava sulle note di “Tanti auguri”, o restava ipnotizzato davanti a un caschetto biondo diventato icona. Bodyguard, poi segretario, infine braccio destro. Ma soprattutto, uomo di fiducia. Di quelli veri, rarissimi nel mondo dello spettacolo. Tanto che, alla fine, la Carrà ha deciso di fare di lui qualcosa di più: un figlio. Nato a Ferrara nel 1964, Pelloni Bulzoni è cresciuto lontano dalle luci della ribalta. Prima le esperienze come guardia del corpo – da Miss Italia alle modelle e le star internazionali – poi l’incontro che cambia tutto. Quello con Raffaella, per l’appunto, in quel Festival di Sanremo di inizio millennio. Come a dare il la davvero a una nuova vita per Bulzoni, in cui Raffaella era la direttrice d’orchestra. Da lì, una scalata silenziosa ma inesorabile dentro la sua vita. Non solo professionale, ma personale. Fino a diventare il filtro tra lei e il mondo.
Oggi quel rapporto privato, custodito con discrezione quasi monastica, è diventato pubblico. E con esso anche il peso – e il privilegio – di un’eredità che non è solo economica. Perché sì, i numeri fanno girare la testa: circa 300 milioni di euro tra patrimonio immobiliare, diritti d’autore, royalties, immagine e nome. Un vero impero. Dentro ci sono pezzi di storia. La residenza romana di via Nemea, quasi 400 metri quadrati nel cuore elegante della capitale, con giardino, piscina e campi da tennis. Un immobile valutato oltre due milioni di euro, poi ritirato dal mercato. E ancora la villa all’Argentario, a Cala Piccola, più di 500 metri quadrati affacciati sul mare, rifugio segreto della Carrà, luogo del cuore dove oggi riposano anche le sue ceneri. Infine la tenuta a Montalcino, in Toscana, altro tassello di un patrimonio immobiliare di altissimo livello. Ma il vero tesoro non sta nei mattoni quanto più nei diritti. Quelli sull’immagine, sulla voce, sul nome. E soprattutto sulle opere: canzoni, programmi televisivi, format. Un flusso economico costante, destinato a durare negli anni.
Non soltanto memoria, dunque, ma rendita. Non a caso Pelloni Bulzoni si è mosso subito dopo la morte della Carrà. Ha fondato Arcoiris Edizioni Musicali, ha affidato alla Siae la gestione dei diritti, ha strutturato un sistema per proteggere e valorizzare l’eredità artistica. Tutto senza clamore, in perfetto stile Pelloni-Carrà. E poi c’è l’altro capitolo: quello della Fondazione. Perché l’eredità, per volontà della stessa Raffaella, non è soltanto ricchezza da custodire, ma anche da redistribuire. Solidarietà, cultura, beneficenza. Un impegno che Pelloni Bulzoni ha già iniziato a portare avanti, trasformando il patrimonio in uno strumento vivo. Certo, la questione non è stata priva di ombre. L’emersione dell’adozione ha sorpreso molti, così come il ruolo di erede universale. Anche perché nella vita della Carrà non mancavano affetti: l’ex compagno Sergio Japino, i nipoti Matteo e Federica. Perché alla fine, più dei legami di sangue, hanno contato quelli costruiti nel tempo. Giorno dopo giorno, tra un contratto da firmare (per inciso: i legali della produzione del musical “Ballo Ballo” continuano a sostenere che tutte le carte fossero in regola) e una porta da chiudere al momento giusto. In un mondo dove tutti vogliono qualcosa, Pelloni Bulzoni è stato quello che ha saputo rimanere al suo posto in silenzio. E forse proprio per questo ha ricevuto tutto. Oggi è il custode di un mito. E anche, inevitabilmente, il padrone di un impero. Ma resta, almeno per ora, fedele a se stesso: defilato, concreto e assolutamente silenzioso. Come “mamma Raffa” gli ha insegnato.