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Giorgia Soleri, "non sono incinta. Sono malata": il video è un pugno allo stomaco

domenica 22 marzo 2026
Giorgia Soleri, "non sono incinta. Sono malata": il video è un pugno allo stomaco

2' di lettura

Fin da quando era fidanzata con Damiano David, nel boom dei suoi Maneskin, la giovane Giorgia Soleri aveva sfruttato la grandissima attenzione mediatica nei suoi confronti per sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema femminile spesso taciuto, per ignoranza o vergogna: l'endometriosi.

Nelle scorse ore, la ragazza ha pubblicato su Instagram un altro post sulla malattia, che nei casi più gravi può diventare invalidante. Un post duro, crudo, nel quale mostra la pancia gonfia e rispondendo a qualche commento sarcastico dei suoi follower spiega: "No, non sono incinta. Sono malata".

"Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi, e nonostante colpisca 1 donna su 9, la si conosce troppo poco e se ne parla ancora meno - scrive Giorgia a corredo del video in cui si tira su la maglietta, mostrando la pancia -. Lo dimostra la domanda in sovrimpressione, scelta casualmente tra le centinaia simili che quotidianamente ricevo da anni, online e offline. Perché quella pancia gonfia che vedete ripresa e che ai più rimanda a un immaginario legato alla maternità, per tante di noi si chiama endobelly. Letteralmente 'pancia da endometriosi' il gonfiore addominale è solo uno degli innumerevoli sintomi, spesso invalidanti, di questa malattia subdola".

"Un altro è quello di poter soffrire, secondo le stime nel 40%/50% dei casi di endometriosi, di infertilitá o sub-fertilitá. Questo significa che se io fossi alla ricerca di una gravidanza che non arriva, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi - sottolinea rispondendo alla domanda indiscreta di un follower -. Così come il rapporto con il mio corpo, la cui sfida non è solo quella di imparare a conviverci nonostante il dolore che mi provoca, ma provare ad accettare tutto i cambiamenti a cui la malattia e le conseguenti terapie mi sottopongono su cui io ho un margine di manovra minimo. E farlo con un costante sguardo esterno che mi giudica, ricordarmi che anche da malata, la cosa più sconveniente per una donna è non compiere sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile, socialmente parlando".

"Ma io non voglio essere bella. Voglio essere ascoltata, creduta, curata. Voglio essere vista dal sistema sanitario e tutelata dalle istituzioni. Voglio più formazione, azione, sensibilizzazione. Voglio più ricerca, voglio una cura. Voglio che le prossime sorelle di dolore non debbano aspettare una media di 10 anni per avere una diagnosi, sentendosi additare lungo il percorso come matte, ansiose, bugiarde, isteriche. Perché nessuna di loro debba più vivere questo incubo, o giustificarsi davanti a domande come questa".