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Pio e Amedeo: "Cafoni o buonisti, ci basta far ridere"

di Daniele Priori mercoledì 8 aprile 2026

4' di lettura

Pio e Amedeo, così vicini sin da ragazzini, così lontani ora. Intendendo solo gli indirizzi di casa, ovviamente. Se Amedeo Grieco, infatti, continua a vivere nella sua amata Foggia, Pio ha scelto da tempo di trasferirsi a Milano, dove risiede con la sua famiglia. E frequentarsi nella vita quotidiana, per la coppia d’amici d’infanzia più celebre d’Italia, è diventato oggi sicuramente più complicato. «Oltre il lavoro si passano le vacanze insieme. I nostri figli, però, tra loro, purtroppo, non riescono a frequentarsi molto...» racconta il duo comico. Anche se - a proposito di distanze e viaggi- a noi risponde in effetti solo Amedeo perché Pio è stato costretto a partire un po’ prima dell’intervista. «Oggi parlo io a nome di tutti e due. Mi prendo questa responsabilità», sorride Amedeo che abbiamo intercettato nel bel mezzo del loro show Stanno tutti invitati, domani sera in prima serata su Canale 5 con la seconda delle tre puntate in cui vedremo un’altra carrellata di ospiti vip come Amadeus, Gigi D’Alessio, Vanessa Incontrada, Umberto Tozzi, Noemi, Raf, i The Kolors e un tris calcistico formato da Lele Adani più due baresi doc come Nicola Ventola e Antonio Cassano.
«Noi però restiamo fedelissimi al nostro Foggia, nonostante il periodo...».

Il vostro Foggia è finito in serie C ma voi invece tra cinema e televisione siete ormai ai piani alti della serie A con Stanno tutti invitati che, giovedì scorso, ha dominato la prima serata con quasi 3 milioni di telespettatori.
«In un giovedì peraltro difficile, complicato dalle partenze di Pasqua».

I vostri compaesani che tornavano giù.
«Esattamente. Il nostro target, come dicono quelli bravi. In realtà eravamo molto timorosi perché di questi tempi anche in tv non si stacca mai ma finché ci sarà qualcuno che a fine spettacolo ci ringrazia per avergli fatto distogliere il pensiero dai problemi, allora continueremo a fare questo mestiere. E sembra che più di qualcuno ancora ci sia».

A proposito di target, avete raggiunto quasi il 30% del pubblico trai 15 e i 24 anni. Siete anche gli idoli della Gen Z dunque?
«Beh, quella fascia di pubblico ce la siamo conquistata con Emigratis. Forse, in qualche modo, con quel programma abbiamo un po’ anticipato i social, TikTok».

I vostri figli hanno 10/11 anni. Vi hanno già definito “boomer” o “cringe”?
«I nostri figli sono nella fase della preadolescenza che forse è ancora più terribile. Anche perché oggi è tutto anticipato.
A 10 anni fanno quello che una volta si faceva a 13/14 anni. Quanto a noi, in Emigratis il “cringe” l’abbiamo esaltato perché l’imbarazzo era talmente sovrano di tutto che diventare “cringe” era assolutamente l’obiettivo di Emigratis».

Vi dicevano che eravate troppo cattivi e cafoni.
«Che poi cattivi lo eravamo per finta anche allora. Se ricordate bene alla fine di ogni puntata c’erano tutte le donazioni benefiche che riuscivamo a fare. Questo perché alla cifra della scorrettezza che era l’emblema di Emigratis abbiamo sempre voluto affiancare anche l’aspetto umano».

Oggi, invece, vi dicono che siete diventati troppo buonisti. Qual è la verità?
«La verità è che servirebbe un’analisi libera dai pregiudizi. Mentre in Italia va sempre di moda ragionare per partito preso. Chi è contro Pio e Amedeo rimane contro Pio e Amedeo, a prescindere da quello che possiamo fare».

A prescindere da giudizi e pregiudizi. Vi capita ancora di guardarvi e ripensare a chi eravate prima di 25 anni fa?
«Certo che ci capita. Soprattutto in un momento come questo, nell’anno del 25esimo anniversario della nostra carriera, con uno show in tv che va bene e il nostro primo film da registi, Oi vita mia, andato da Dio. Pensiamo alla realtà di Foggia, bellissima ma anche molto complicata dalla quale siamo partiti. Alle nostre famiglie di origine non certo ricche. A chi ci diceva che eravamo nati nel posto sbagliato e quindi non potevamo permetterci di sognare. Abbiamo dimostrato, pur senza voler lasciare chissà quali tracce, che essere ambiziosi è possibile. Un messaggio soprattutto a chi tende a buttarsi giù...».

C’è un comico o qualche duo al quale vi ispirate o di cui vi sentite eredi?
«Ci sentiamo un po’ eredi di noi stessi... Ma questo proprio perché non siamo cresciuti in realtà come Napoli, Roma, Milano che hanno tradizioni e personaggi. Sicuramente abbiamo vissuto l’adolescenza e siamo diventati adulti guardando Lino Banfi, Gigi Proietti, Massimo Boldi, attori che hanno portato in scena quella comicità di pancia che oggi molti fighetti mettono all’indice ma noi, resistendo, continuiamo a fare».

In definitiva vi sentite più vicini alla stand up comedy o al vecchio storico varietà italiano?
«Senza dubbio al varietà italiano. Io gli stand up comedians me li guardo su Netflix. Gli americani intendo... Perché la stand up comedy qui da noi è l’imitazione di una comicità che non ci appartiene per cultura, per tempi. Parlo di tempi tecnici, teatrali. È come vedere le partite di basket dell’Nba e poi tornare a vedere il campionato in Italia. Oppure vedere la Champions League e poi una partita di Serie C in Italia. Ho la stessa sensazione quando vedo la stand-up comedy qui da noi. Una comicità emulata da chi la sa fare meglio ma senza lo stesso effetto. Noi abbiamo un’altra cultura, altri usi e costumi. La nostra è una comicità di pancia, di mani, di gesti, tutta diversa. E noi siamo ancora per quella vecchia scuola».

Concluso Stanno tutti invitati che cosa avete in programma?
«Ci siamo imposti di fermarci fino a dopo l’estate. Chi come noi si scrive tutto da sé ha bisogno di vivere per trovare nuove idee. Quindi ci rimetteremo al lavoro fra qualche mese per uscire con un nuovo film a Natale 2027. E vedremo cosa verrà fuori».

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