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Elisa: "Censurata perché pro-Pal". Clamorosa smentita: no, è una questione di soldi

di Daniela Mastromattei domenica 31 maggio 2026

2' di lettura

C’è qualcosa di profondamente italiano nel modo in cui una parte del mondo dello spettacolo concepisce il rapporto con il denaro pubblico. Quando arrivano finanziamenti milionari sono il riconoscimento del talento. Quando non arrivano più diventano improvvisamente una punizione politica. L’ultima rappresentazione di questo copione vede protagonista Elisa, artista di indiscusso valore, che in un’intervista al Corriere della Sera ha lasciato intendere che la mancata riproposizione del suo “festival fluttuante” in Friuli Venezia Giulia possa avere qualche relazione con la sua partecipazione alle manifestazioni per Gaza. «Forse è solo un caso», ha precisato. Appunto. Forse. Peccato che, a leggere i fatti, il caso sembri proprio essere soltanto un caso.

La Regione Friuli Venezia Giulia, governata dal leghista Massimiliano Fedriga, aveva sostenuto l’iniziativa del 2025 con un contributo di circa 1,2 milioni di euro. Una cifra considerevole per qualsiasi amministrazione pubblica e per qualsiasi manifestazione culturale, soprattutto in una fase storica in cui le risorse devono essere distribuite tra centinaia di eventi, associazioni, teatri, festival e iniziative locali. Pensare che un investimento di queste dimensioni debba automaticamente trasformarsi in un assegno permanente appare piuttosto curioso. Ancora più curioso è suggerire che dietro la mancata replica ci sia una sorta di vendetta ideologica.

Parliamo infatti della stessa Regione che ha accolto bambini feriti provenienti da Gaza nelle proprie strutture sanitarie, mettendo a disposizione ospedali, personale e risorse concrete. Non slogan. Non post sui social. Non dichiarazioni di principio. Fatti.

Per questo l’ipotesi di una ritorsione politica appare francamente poco credibile. Più semplice pensare che il Presidente Fedriga abbia fatto ciò che dovrebbe fare qualsiasi amministratore responsabile: valutare costi, benefici e priorità. E così è stato, anche perché Elisa non ha dei prezzi molto convenienti.

Poi c’è la questione di principio. L’élite culturale e artistica specialmente di sinistra pretende che il contribuente continui a finanziare ogni progetto senza discutere costi, opportunità o risultati. Ma la democrazia funziona diversamente. E i fondi pubblici non sono una forma di mecenatismo obbligatorio. Non sono una pensione artistica. Non sono un vitalizio culturale. Sono risorse dei cittadini e, come tali, possono essere assegnate, ridotte o ri-orientate sulla base di valutazioni amministrative senza che ogni decisione venga trasformata in un processo alle intenzioni.

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