Roby Facchinetti ha ottantadue anni, sessanta passati con i Pooh. Compositore, tastierista, cantante, migliaia di concerti in tutto il mondo, una vita su e giù dal palco. Anche certe sere in cui i pensieri erano altrove il suo posto era là e non ha smesso di emozionare con le sue canzoni che hanno attraversato il tempo senza urti. L’altro giorno al Summer festival di Lucca è successo qualcosa che non si era mai verificato.
Un errore, una distrazione, un vuoto di memoria. Facchinetti sbaglia a cantare “Pierre”. All’inizio della seconda strofa sostituisce il verso originale con una frase incomprensibile che definirà “afrobergamasca”. Avrebbe potuto adagiarsi su quel mezzo secolo di allori, concedersi il lusso dell’errore e perfino far finta di nulla. Ma ha chiesto scusa al pubblico. I fan neanche pensano di doverlo perdonare per questo inciampo, vogliono solo scoprire la frase misteriosa. A stupire noi, invece, è che in un mondo dove tutti cercano scuse, lui le abbia chieste.