Tutto torna

Jannik Sinner, "buongiorno!": ecco perché l'Italia è in delirio per il tennista

Fabrizio Biasin

Se anche voi indossate profonde e fetentissime occhiaie e siete stati testimoni oculari, allora “sapete”; se invece avete ronfato bei sereni... sapete lo stesso, perché da 24 ore non si parla d’altro. Jannik Sinner è nella storia del tennis e dello sport italiano, non quella incisa su pietra (manca l’ultimo atto), ma poco ci manca. Nella notte di venerdì - divenuta ben presto alba - ha distrutto il numero 1 al mondo Djokovic nella semifinale degli Australian Open, per chi non lo sapesse uno dei quattro tornei più importanti al mondo. Nessun italiano prima di lui aveva raggiunto l’atto finale nella terra dei canguri, nessuno mai aveva battuto un numero 1 in uno Slam dall’introduzione dell’Atp (1973) e figuriamoci Nole il serbo, uno che da quelle parti non perdeva da 2195 giorni, un’eternità.

Capiamoci, non l’ha solo battuto, lo ha devastato nella mente, cosa che ha riconosciuto lo stesso fenomeno di Belgrado subito dopo la partita («mi è stato superiore in tutto»), al punto che alla fine il punteggio ha fatto spavento: 6-1, 6-2, 6-7, 6-3, con zero palle break concesse (anche qui, un inedito) e un solo momento di difficoltà, nel tie-break del terzo. Lì Jannik si fa rimontare un sete tutti noi infedeli pensiamo «ecco, mo’ soccazzi». Il roscio seduto a bordo campo si lascia andare a un piccolo gesto di stizza (dà un colpetto a una borraccia), che per un pacifico come lui equivale a dare di matto. È la fine? Neanche per idea, Jannik torna in modalità robotica e senza troppi problemi chiude 6-3 tra gli osanna del pubblico e un sorriso neppure troppo sfacciato.

 

La gente lo ama e si capisce perché: ’sto ragazzo è semplice, pensa solo a migliorare il suo tennis, non se la tira, non è in grado di farsi nemici e quando è il momento di parlare, invece di dire «ammazza quanto sono bravo», ricorda a tutti che oggi nella finale del doppio ci saranno altri due italiani, Bolelli e Vavassori, quindi saluta tutti i tifosi italiani rimasti svegli per lui: «Buongiorno!». E si prende altri applausi (meritatissimi).

Cinque minuti di relax prima di tornare a pensare al vero obiettivo, perché battere Djokovic è bello, ma i rompiballe torneranno presto a farsi vivi se domani (ore 9.30 in Italia, diretta su Eurosport) non riuscirà a far fuori quel satanasso di Daniil Medvedev, il russo numero 3 al mondo che fino a qualche tempo fa era la sua “bestia nera”, ma poi pure lui ha La prima finale conquistata da Jannik Sinner all’Australian Open è stata commentata da molti siti stranieri di informazione sportiva e non solo. La sconfitta di Novak Djokovic in quattro set contro l’altoatesino è stata raccontata come la più grande vittoria della carriera dell’azzurro, fino ad oggi. Dall’“Equipe”, al sito australiano “7News”, dal “New York Times” fino alla “Cnn” tutti hanno dato spazio a questa impresa.

 

L’autorevole quotidiano “New York Times” ha scritto del «potere e della velocità di Jannik Sinner», celebrando la vittoria contro la testa di serie numero uno del torneo iniziato ad assaggiare dritti e rovesci provenienti da San Candido e ora vai a capire se è più forte uno o l’altro. Prima di arrivare a quel momento c’è ancora un po’ di tempo, lo sa bene anche il suo team, con il coach australiano Darren Cahill in testa che, infatti, in conferenza prova a buttarla in vacca, imbeccato proprio dal suo ragazzo. «Com’è allenare Jannik?», chiede Sinner. «È un lavoro che fa schifo, non siamo pagati abbastanza e si diverte a portarci via soldi giocando a carte», risponde il coach. Ecco, se c’è una cosa che non mancherà mai a Sinner saranno proprio i soldi, con gli sponsor che fanno a gara per acchiapparlo, Amadeus che lavora per portarlo a Sanremo e un’età (22 anni) che ci consente di sognare: amici, tifosi, appassionati, forse anche noi un giorno avremo il nostro numero 1 al mondo. Brividi.