«Gratteri e Woodcock in Germania sarebbero stati degli illustri sconosciuti». La campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, chiassosa, scorretta, a tratti sguaiata, ha avuto un pregio: far rialzare la testa a quella (piccola) parte del Partito democratico che non accetta di intrupparsi dietro alle toghe in compagnia di Conte, Bonelli e Fratoianni.
Anna Paola Concia, ex deputata del Pd, è una delle personalità di centrosinistra che avendo il coraggio di dire sì alla riforma Nordio hanno creato scompiglio al Nazareno. Ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, su Rete 4, l’attivista arriva a prendere di mira i totem del fronte del No. «Questi signori, te li cito perché sono talmente pochi che conviene citarli, li conosci tutti: Minniti, Giacchetti, Salvi, Andrea Romano, Stefano Esposito, Stefano Ceccanti, Petruccioli, Morando, Pina Picierno, Barbera, Giuliano Pisapia. Ma tu le stai sentendo queste storie? Cosa dici ai tuoi compagni di sinistra rispetto a questo referendum?», le domanda Porro snocciolando i nomi di chi è per il Sì. «La prima cosa che vi dico è che Gratteri e Woodcock in Germania sarebbero stati degli illustri sconosciuti. Perché in Germania i giudici e i pm non possono andare in televisione, non possono commentare sentenze, non possono commentare arresti, devono fare solo il loro egregio, meraviglioso mestiere. Quindi questa è la prima cosa - risponde la Concia, illustrando davvero un altro mondo -. Tutta quella tarantella che vedete in Italia in Germania non può esistere. Non che non esiste, non può esistere».
«Ha ragione Augusto Barbera, chi dice che il referendum serve a mandare a casa Giorgia Meloni tradisce lui la Costituzione. Perché i costituenti che ci hanno regalato la Costituzione più bella del mondo, questa tarantella che diciamo solo noi in Italia, ci hanno detto che i cittadini andassero a votare per i referendum abrogativi o confermativi e poi per le elezioni politiche e amministrative - ricorda ancora Concia -. Ecco, chi oggi dice che usa il referendum per la separazione delle carriere per mandare a casa il governo Meloni, tradisce la Costituzione. Io da 30 anni aspetto questo momento. Un momento di liberazione».