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Meloni da Porro, Pd e Avs spudorati: "Vergogna senza contraddittorio, pesante sanzione"

martedì 17 marzo 2026

2' di lettura

Il monologo sul referendum sulla giustizia va bene, ma evidentemente solo se è su La7 ed è a favore del "No". L'intervista della premier Giorgia Meloni a Quarta Repubblica di Nicola Porro, su Rete 4, diventa un caso politico.

Il Partito democratico si scaglia contro la "mezz’ora in prima serata senza contraddittorio, con un conduttore primo fan, un copione provato e recitato, è quello che Rete 4, del gruppo Mediaset, ha mandato ieri in onda. Sembrava di esser tornati indietro di decenni, quando non c’erano regole nazionali ed europee, non esisteva la legge sulla par condicio né l’Authority, né il codice europeo dei media audiovisivi. Mezz’ora in cui si è potuta raccontare una versione non solo parziale ma in alcuni punti palesemente errata della proposta di riforma".

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"Sembrava di essere a TeleTrump o a TeleOrban.- prosegue la nota firmata dai parlamentari del Pd in Commissione Vigilanza Rai -. Abbiamo inviato all’Agcom la richiesta di una sanzione esemplare a questa vergogna, anche in ragione del fatto che la trasmissione Quarta Repubblica ha violato ripetutamente la par condicio, proponendo in queste settimane una narrazione e un vero e proprio processo anti-magistratura. Chiediamo inoltre che si agisca subito a riequilibrare su Rete 4, ospitando per pari tempo, con analoga audience e con la stessa tipologia di format leader in favore del No".

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Stessa musica da Alleanza Verdi Sinistra: "Mancano pochi giorni al voto sul referendum costituzionale e Giorgia Meloni si gioca tutte le carte, più o meno lecite, per fare propaganda per il Sì e cercare di vincere il referendum sulla giustizia. Ieri l'ennesimo monologo in prima serata su Rete 4, senza contraddittorio e con il conduttore non arbitro, ma tifoso. Quanto andato in onda è stato un vero e proprio spazio promozionale, uno spot, non certo un momento di informazione referendaria".

Secondo il capogruppo di Avs in Senato Peppe De Cristofaro da Mediaset non c'è "nessun rispetto per pluralismo e par condicio, ma solo una narrazione parziale e senza possibilità di replica. E' necessario un intervento urgente dell'Agcom per verificare eventuali violazioni e sanzionarle. Va ristabilito equilibrio, garantendo pari spazio e condizioni alle posizioni del No. I media, l'informazione, vanno salvaguardati dalla battaglia politica, non possono diventare tifosi e trasformarsi in megafono del potere e del governo. Ne va della qualità dell'informazione e dei diritti dei cittadini". 

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Strano che nessuno dal Pd o da Avs abbia fatto notare nelle scorse serate i "monologhi" di Elly Schlein, Giuseppe Conte e Pier Luigi Bersani, tra i tanti, tutti protagonisti in studio nei programmi di La7 di Urbano Cairo, da DiMartedì a Piazzapulita. Tutti vistosamente orientati a sostenere, in ogni loro declinazione (spazio concesso, interventi dei conduttori, scelta degli ospiti e, ovviamente, interviste), il fronte del No e attaccare il governo. A dirlo non è qualche esponente di Fratelli d'Italia, Forza Italia o Lega, ma la stessa Agcom. Numeri alla mano, infatti, il report sul periodo di febbraio ha messo nero su bianco l'esistenza non di TeleMeloni ma di TeleAntiMeloni.

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