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Otto e Mezzo, Travaglio fa balbettare Lilli Gruber: "Oggi non si tromba più nessuno"

sabato 4 aprile 2026

2' di lettura

L’architettura della puntata di Otto e mezzo di mercoledì è perlomeno ardita e sintetizzata dal titolo-polpettone: «Calcio, guerra e politica: Italia fuori dai giochi». Negli studi di La7 Lilli Gruber parte dalla eliminazione degli azzurri dai Mondiali, terza di fila, per tirare pallonate al governo di centrodestra.
Il bomber incaricato di spingere la palla in rete è un rapace d’area di rigore come Marco Travaglio. 

Il direttore del Fatto quotidiano veste così i panni dell’Avvoltoio (che avete capito: come el Buitre Butragueno, spauracchio del Real Anni '80) e plana sul cadavere della Nazionale umiliata dalla Bosnia Erzegovina: «Io sulla partita posso dire cose meno originali di un passante al bar perché non l’ho vista e non seguo più il calcio da diverso tempo- spiega ai telespettatori -. Però, mentre 4 anni fa in questi giorni scoprivamo di essere peggio della Macedonia del Nord, stavolta scopriamo di essere peggio della Bosnia. Peraltro nel 2021, quando vincemmo gli Europei, ricordo che tutti dissero che era merito del governo Draghi.
Quindi almeno questa volta, se c’è un aspetto positivo in questa debacle, è che almeno non ci sarà il governo che potrà usare una non vittoria come strumento di potere e strumento di propaganda». Manca tanto così dall’accusare del fallimento Palazzo Chigi. D’altronde, quando l’Italia di Mancini trionfò agli Europei, Travaglio se la prese direttamente con i tifosi scesi in piazza: «Francamente: si può andare avanti così?

Ché il calcio deve uscire dalla sua dimensione di gioco - scrisse il Fatto - e diventare riscatto sociale e politico di un popolo e di una nazione? Non bastano la gioia dei tifosi e i caroselli delle auto? Questa scontata e periodica epifania del football italico come palingenesi dell'intera società è un male atavico». Pericolo scampato, dunque. Resta un bilancio, assai velenoso: «Più perdono più restano - chiosa il direttore dalla Gruber -. Da questo punto di vista possiamo dire che c'è una certa analogia con il mondo politico dove abbiamo disimparato quella bella, vecchia abitudine della trombatura del politico che ha tradito. Ecco, una volta il politico che tradiva veniva trombato, oggi non si tromba più nessuno». E Lilli sorride e balbetta, con un certo imbarazzo.

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