«Vai rapido che poi devo sentire tutti». A L’aria che tira, su La7, è una mattinata intensa. David Parenzo si districa tra la diretta alla Camera, con l’intervento della premier Giorgia Meloni e le repliche delle opposizioni, e i suoi ospiti in studio e in collegamento. Tra questi ultimi c’è Luigi Crespi, che non prende benissimo la sollecitazione del conduttore: «Lo vedi che mi censuri?».
Il sondaggista e spin doctor si fa poi serio ed entra nel merito delle considerazioni politiche: «Credo che il discorso che ha fatto oggi la Meloni sia un discorso che contiene tre fattori importanti: il primo, ha ammesso di non essere perfetta e ha ammesso le difficoltà nella sanità e nel lavoro». Insomma, «per la prima volta - prosegue Crespi - vedo un primo ministro che arriva e dice di non essere perfetta, che ci sono delle cose da sistemare e che ha ricevuto il segnale arrivato dal referendum.
Non sta vendendo la perfezione, non sta vendendo l’esaltazione». Dopo le parole sull’inquilina di Palazzo Chigi arrivano le frecciate avvelenate ai leader di centrosinistra, segretaria del Partito democratico in testa. «Cosa ho visto nella Schlein? Il Paese che ci consegna Meloni è questo... Quello che ci consegna Schlein è Cuba. Esagero, troppo negativo... È il Vietnam, il deserto. Siamo fuori misura e lo dico da uomo di sinistra. Una cosa buona, anche un orologio rotto, almeno una volta al giorno segna l’ora giusta».
E mentre Francesco Storace ironizza su Angelo Bonelli («Starà all’opposizione sempre, lo conosco da trent’anni e sempre la stessa cosa dice»), la penna del Corriere della Sera Maria Teresa Meli delude i catastrofisti e gli ultrà dello sfascio: «Credo che Meloni arriverà fino a fine legislatura, si voterà in autunno del 2027».
Questo perché, suggerisce ancora la sempre puntuta Meli, non certo tacciabile di avere in particolare simpatia la premier, «oggi non conviene a nessuno andare al voto, a Meloni men che meno, perché in un anno e mezzo possono succedere molte cose. Fossi in lei rimarrei là. Lei è stata molto abile in Aula, ha fatto un bel discorso. In ogni caso non cambia nulla, ognuno ha fatto la sua parte».