A Otto e mezzo si parla di Intelligenza artificiale, fine del mondo e, ovviamente… "ultradestra". Negli studi di La7, Lilli Gruber e i suoi ospiti discettano di cosa ci aspetta puntando il dito su AfD e dintorni, per arrivare come prevedibile a Futuro nazionale.
Secondo l'imprenditore e manager Franco Bernabè, "il militare Roberto Vannacci è abituato a comandare e farsi obbedire, a non avere dissenso perché è uno che ha comandato delle truppe. Giorgia Meloni invece è una politica, è abituata a cambiare idea, adattarsi alle circostanze, è flessibile. La democrazia è fatta di condivisione e mediazione, Meloni ha fatto politica per una vita. Io penso che i due abbiano profili molto diversi e avranno impatti molto diversi sui loro elettorali. Non penso che Vannacci riuscirà a gestire il suo partito, l'elettorato italiano è abituato a cercare sempre la novità. Conte, Renzi, Salvini, tutti arrivati intorno al 30, 35%. Con Vannacci è possibile che i voti siano di molto superiori a quelli che i sondaggi gli danno oggi, ma penso che sia un fenomeno molto duraturo di quelli che abbiamo visto".
Allarga lo sguardo la storica Michela Ponzani, con venature apocalittiche (come da titolo della puntata): "Meloni ha fiutato l'affare quando ha deciso di sposare il sovranismo mondiale, Bannon, Musk, Trump, Orban. Parla sempre di Nazione, mai di Repubblica come fa invece il presidente Mattarella".
"Il problema - aggiunge - è che Vannacci è un detonatore che rischia di esplodere male. Ai suoi elettorali fa una promessa: la rivoluzione che Fratelli d'Italia voleva portare è stata tradita, dice che solo lui può compierla anche con parole d'ordine più volgari. L'importante è avere consenso, allora la domanda è: perché tante persone appoggiano il generale? Per non è solo la novità, ma la radice di un radicalismo profondo, una nostalgia unita a certi sentimenti mai andati via, che ogni tanto riemergono come un'onda nera, un magma che è sempre pronto a venir fuori".
Michela Ponzani su Vannacci, guarda qui il video di Otto e mezzo su La7