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Mauro Icardi, Biasin dopo il derby: "Perché l'Inter non è solo Icardi"

di Gino Coala domenica 28 ottobre 2018

3' di lettura

Il qui presente scrive vergognosamente in prima persona perché ha un' ammissione da fare: ama in maniera incondizionata Mauro Icardi. La premessa è d' obbligo perché all' indomani di Inter-Milan 1-0 tutti giustamente celebrano il super capitano (e noi pure, ci mancherebbe): bravissimo a farsi trovare pronto sull' unica palla veramente «pulita» (e ciccata da Donnarumma), esemplare nel mantenere la concentrazione oltre il 90', leader vero di un gruppo che fino a un anno e mezzo fa neppure lo riconosceva come capobranco. Sarebbe troppo facile (e perfino piacevole) dedicare queste 4 mila battute all' argentino di Rosario, ma risulterebbe addirittura irrispettoso. L' Inter dopo tanto tempo non è più solo «un bomber che fa gol», ma è finalmente squadra. Contro il Milan ha conquistato il 7° successo filato (2 in Champions), lo ha fatto combattendo, soffrendo, reagendo e tutta un' altra serie di osceni «endo» che ci fanno propendere per un' altra considerazione: l' Inter non è «Icardi», semmai è finalmente «non solo Icardi». DIGA NERAZZURRA Per dire, eccoli là, due difensori straordinari: De Vrij e Skriniar, costati complessivamente 12 milioni di euro più il cartellino di Caprari (il prezzo totale dello slovacco, perché l' olandese, invece, è arrivato a costo zero) rappresentano già ora una delle coppie più affidabili d' Europa. Merito anche di Handanovic, antica garanzia spesso criticata dai suoi stessi tifosi, ma celebrata da chiunque in porta ci abbia passato più di 90 minuti. Funzionano gli esterni con il «vecchio» D' Ambrosio e i nuovissimi Vrsaljko (vice campione del mondo croato) e Asamoah, quest' ultimo «bruttino» nel derby però affidabile come pochi. A centrocampo la sorpresa si chiama Brozovic, nerazzurro dal 2015 ma capace di una conversione «alla Paolo Brosio» soltanto nei primi mesi del 2018: anche lui vice-campione del mondo, non sbaglia una partita da tempo immemore. E il nuovo Politano che «arriva dal Sassuolo e quindi boh»? Spinge a destra che è un piacere e si alterna alla grande con Candreva; a sinistra si pretende di più da Perisic (comunque giocatore di classe superiore) e Keita, finora solo controfigura del giocatore che conosciamo. Quindi Nainggolan, fermo ai box dopo l' infortunio di domenica (gli esami strumentali alla caviglia confermano che starà fuori un mese) e giocatore «chiave» per i meccanismi di Spalletti. SQUADRA AFFIDABILE La migliore notizia per Spalletti è proprio questa, il fatto che la squadra sia già affidabile ma abbia ancora margini di miglioramento: Martinez si è visto poco ma ha ben impressionato, Borja Valero sembrava «inutile» e, invece, è tornato utilissimo, Vecino è l' uomo dei «grandi finali». Servirà tutto questo e anche di più a partire da domani: i nerazzurri affrontano il Barcellona nella terza partita del girone, sanno che i catalani senza Messi sono come la carbonara senza il guanciale (non è carbonara). L' impresa è possibile e per «impresa» si intende strappare quel punto che renderebbe tutto più semplice in chiave «qualificazione agli ottavi di finale». Ovvio, tocca stringere le chiappe e ricaricare le pile in frettissima (Brozovic e Perisic sono acciaccati), ma in fondo sono queste le partite che tutti vorrebbero affrontare (soprattutto Icardi, grande ex non più «solo»). di Fabrizio Biasin

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