Faticaccia

Europa League, quante lacrime: se la cava solo la Roma. Gattuso, Napoli ko: un flop che pesa come un macigno

Claudio Savelli

Il 2-2 del Milan a Belgrado non è di per sé un brutto risultato, se è vero che basterà un pareggio (0-0 o 1-1) nel ritorno per passare agli ottavi di Europa League. È però un pessimo risultato per come matura e per il momento della stagione in cui arriva. L'andata dei sedicesimi di finale era infatti l'impegno più scomodo dell'annata dei rossoneri perché andava giocata con il pensiero rivolto anche all'Inter, la quale, nel frattempo, si sta serenamente preparando per il derby che piegherà il destino della corsa scudetto. 

Il pareggio assomiglia più ad una sconfitta che ad una vittoria anche perché il valore dell'avversario è piuttosto basso: fosse italiana, la Stella Rossa sarebbe infatti una squadra da classifica povera in Serie A e il fatto che Falcinelli, di proprietà del Bologna e reduce da un'annata in B con il Perugia, ne sia il leader e la punta titolare, è una dimostrazione di questa tesi. 

La dinamica, poi, lascia il Milan con più dubbi che certezze. Oltre ad un dislivello tecnico evidente e al gol da recuperare (Kanga dal dischetto aveva pareggiato il goffo autogol di Pankov, prima del 2-1 su rigore di Theo Hernandez), nell'ultimo quarto d'ora i serbi pagano anche un uomo, visto che Rodic si fa espellere per doppia ammonizione. È qui che il Milan torna piccolo, dopo mesi in cui si è dimostrata matura: pensa di poter gestire il vantaggio ma non si rende conto che non è periodo per farlo. Il risultato è che la squadra di mister Dejan Stankovic - uno a cui il derby di domenica interessa eccome, da tifoso - trova il meritato pareggio allo scadere con un colpaccio di testa di un incredulo Pavkov, e complica la vita al Milan, su due fronti: il primo è il turno a eliminazione, che da morbido diventa impegnativo, il secondo è la sfida all'Inter, la cui lunga vigilia ora si trasforma in una cassa di risonanza per i dubbi nati nel ko con lo Spezia e amplificati dall'Europa. 

E se l'incantesimo fosse d'un tratto terminato? Oltre al danno psicologico last-minute, si materializza tra le mani di Pioli la beffa della ricaduta (sospetto stiramento al flessore) di Bennacer, uno che manca come l'aria e servirebbe come il pane, viste le difficoltà di Tonali e l'anonimato di Meité, colui che si perde Pavkov nel 2-2. 

L'Europa League è un megafono, ha il potere di amplificare le emozioni, siano esse ansie o certezze. Se il Milan esporta i neonati dubbi di campionato, la Roma al contrario sfoggia la sicurezza ritrovata nel 3-0 all'Udinese e torna da Braga con una nuova scorta di fiducia. Il 2-0 dei giallorossi in casa della terza forza del campionato portoghese è infatti uno di quei risultati netti, decisi e mai in discussione che fanno bene al morale. Tutto fila liscio per Fonseca, poi, visto che segnano Dzeko, tornato titolare un mese dopo il derby, e Mayoral, colui che nell'ultimo mese ne aveva preso il posto. 

Quasi tutto: Cristante e Ibañez lasciano il tecnico senza difesa contro il Benevento, oltre che per il ritorno di giovedì prossimo. La Roma è l'unica che si salva nella prima, pessima tornata europea delle italiane, Champions compresa. Il Napoli, infatti, non riesce a dare continuità all'1-0 rifilato alla Juventus in campionato, complici anche i nove infortuni, collassa in casa del Granada, ottavo in Liga: 2-0 subito a freddo e tutta la partita a rincorrere, senza la forza mentale o fisica per farlo.

Domenica, a calendario, spicca la trasferta in casa dell'Atalanta: impossibile azzardare pronostici perché è impossibile capire se giocherà il Napoli concentrato visto con la Juve o il suo lontano parente di ritorno da Granada.