Non mancherà

Cristiano Ronaldo, in che condizioni ha lasciato la Juve: "Ora che se n'è andato possiamo dirlo": disastro senza precedenti

Cristiano Ronaldo è tornato a Manchester e quindi, non essendo più un giocatore della Juventus, finalmente si può dire tutta la verità sul triennio passato in bianconero, in cui il portoghese ha fatto del bene solo a se stesso. Il suo talento, i suoi numeri, il suo egocentrismo non sono in discussione ma non hanno portato reali benefici al club di Torino, e non solo perché si è allontanato sempre di più da quello che era il vero obiettivo, vincere la Champions League.

 

 

Quel “CR7 farà bene a tutto il calcio italiano” fa il paio con “si ripaga con le magliette”: due favolette che sono state raccontate e che non hanno trovato riscontro nella realtà. In questo senso è lucida l’analisi di Giuseppe Pastore, che sul Foglio analizza il fallimento tecnico, economico e mediatico, ricordando che non a caso Beppe Marotta - che era contrario al suo acquisto - ha levato le tende dopo pochi mesi. Probabilmente aveva già capito come sarebbe andata a finire: inseguendo l’ossessione agnelliana rappresentata dalla Champions, la Juve ha finito per farsi del male da sola.

 

 

Dal punto di vista sportivo, è stata sbattuta fuori dall’Europa da tre squadre che non appartengono ai quattro principali campionati. Sono inoltre stati sacrificati due allenatori del calibro di Allegri e Sarri sull’altare di Ronaldo, che però con freddezza e indifferenza ha continuato a fare soltanto i suoi interessi: come scrive Pastore, ha cannibalizzato Dybala, accentrato pesantemente la manovra e lavorato solo per i suoi numeri, non per la squadra. Ma d’altronde uomo-squadra non lo è mai stato, al Real Madrid era il più forte, non il leader che è una cosa ben diversa. Inoltre i bilanci bianconeri si sono gonfiati e ingolfati, tanto che pure l’acquisto di Locatelli è stato un parto mentre i top club europei facevano fuoco e fiamme nonostante la crisi da Covid.