Terremoto in Serie A

Torino-Inter, la furia di Paolo Casarin dopo lo scandalo: "Lo vedeva anche un bimbo di 2 anni, rischiamo il fallimento"

Lorenzo Pastuglia

Non solo il d.s. granata Davide Vagnati e l’allenatore Ivan Juric, la rabbia  nel Toro è tanta e prosegue anche il giorno dopo il pareggio di domenica con l’Inter, raggiunto solo nel recupero dalla squadra di Simone Inzaghi. Oggetto della contestazione è il rigore netto non concesso ai padroni di casa, per il contatto tra Ranocchia e Belotti al 36’ del primo tempo. Se Graziano Cesari a Pressing ha riconosciuto l’errore evidente di Guida in campo e di Massa al Var, un altro ex arbitro, Paolo Casarin, ci è andato giù durissimo ai microfoni di Radio anch'io Sport: "Il rigore non dato al Torino lo avrebbe visto anche un bambino di due anni — ha tuonato —. A due metri anche un bambino lo vede, quel rigore, non occorre essere arbitri internazionali".

 

 

 

 

Casarin: “Var intervenga e non stia in disparte, sennò è fallimento” - Casarin poi se l’è presa con i protocolli Var: "L’arbitro da sempre ha dei problemi perché non può rivedere l’azione — ha aggiunto — Il Var è stato fatto per permettergli di rivedere l’azione. Quindi deve essere modesto, umile e pensare che può anche sbagliare. Il Var non può mettersi da parte e non intervenire. Questo è il vero fallimento di questo sistema. I due arbitri arbitrano da soli. Se il principale prende una decisione clamorosamente sbagliata, l’altro non interviene”. E ancora: “Bisogna prendere provvedimenti. Tanti protocolli inutili sono stati fatti per complicare la vita. Il calcio è una cosa semplice”.

 

 


 
Casarin: “Var sia un soccorso, non un ente burocratico criticato” - “Gli arbitri devono essere chiari — ha proseguito Casarin a Radio anch'io Sport — Se per caso sei coperto devi sapere che ce n’è un altro, e quest’altro deve andare in soccorso. Il Var è un soccorso, non è un ente burocratico che funziona su un protocollo fatto da gente che inizialmente non voleva la tecnologia e che quindi ha creato un protocollo banale".