Grandissima stima per Jannik Sinner, ma un pezzo di cuore di Roger Federer batte per Carlos Alcaraz. A chiare di fare il tifo per lo spagnolo numero 1 del ranking Atp è lo stesso svizzero, leggenda vivente della racchetta, con ogni probabilità il più grande tennista di sempre.
"Alla sua giovane età, completare il Grande Slam sarebbe incredibile. Vediamo se riuscirà a fare qualcosa di pazzesco, spero che ci riesca, perché per il tennis sarebbe un momento incredibilmente speciale", spiega Re Roger schierandosi con Alcaraz alla vigilia degli Australian Open. Lo slam di Melbourne è l'unico che manca alla collezione del 22enne di Murcia e, guarda caso, è quello che Sinner, numero 2 al mondo, ha vinto nelle ultime due edizioni. Se Alcaraz dovesse trionfare in Australia diventerebbe il più giovane ad aver vinto tutti e quattro gli Slam, impresa che a Federer è riuscita nel 2009 col successo al Roland Garros anche se già cinque anni prima era riuscito ad aggiudicarsi gli altri tre appuntamenti.
Il 44enne svizzero è comunque entusiasta della rivalità fra Alcaraz e Sinner: "Quello che abbiamo visto in termini di progressi negli ultimi anni è stato meraviglioso. Mi sono allenato un po' con loro. Sono colpitori di palla incredibili. Ovviamente c'è ancora molto da vedere. Spero solo che restino lontani dagli infortuni". Ritiratosi nel 2022, Federer oggi si gode la famiglia e non pensa a un futuro da coach anche se "mai dire mai. Edberg diceva la stessa cosa. Ma sono molto impegnato, ho quattro figli. Al momento non c'è alcuna possibilità".
Tornando alla sfida Jannik-Carlos, prosegue Federer, "penso che quella finale del Roland Garros sia stata irreale. Ho avuto la sensazione che, per un attimo, il mondo dello sport si sia fermato e abbia guardato verso Parigi, per vedere cosa stava succedendo in quel quinto set epico, perché per Jannik sarebbe potuta finire molto, molto prima. E poi all’improvviso è finita nel modo più folle possibile. Forse una delle più grandi partite che il nostro sport abbia mai visto". Ma c'è stato molto di più di quella finale. Sinner e Alcaraz hanno vinto gli ultimi otto titoli Slam in singolare, sono i primi giocatori dal 1964 a essersi affrontati in tre finali nei major in una stessa stagione. E non finirà certo qui. "È bello continuare a vivere di quello slancio. E poi lo hanno confermato affrontandosi nelle successive finali. Tutti cercano di tenere il passo e loro cercano di scappare".
Nel commentare una rivalità che ha scatenato molti paragoni con quella storica tra lui e Rafa Nadal, connazionale di Alcaraz, Roger ha ammesso di sentirsi più affine a Carlos. "Quando lo guardo vedo delle affinità con me stesso, per come usa le smorzate, va a rete, alterna difesa e attacco. Entrambi amiamo giocare a modo nostro". Lo svizzero ha ricordato anche i suoi successi a Melbourne, e spiegato perché il trionfo del 2017, nella memorabile finale contro Nadal, abbia ancora oggi un posto speciale. Lo svizzero, infatti, riuscì a imporsi a 35 anni e dopo un'assenza dal circuito di sei mesi. "È stato surreale. Sono arrivato qui senza aspettative… sarei stato forse contento di arrivare ai quarti. Penso che Seve Luthi, il mio allenatore, e Ivan Ljubicic credessero che potessi farcela. Io invece ero più del tipo: 'Non da numero 17 del mondo e senza aver giocato per sei mesi' - ha ricordato -. Però avevo giocato molto bene alla Hopman Cup. Sono arrivato qui sentendomi bene. Ma sapevo comunque di avere un tabellone difficile, di dover affrontare grandi giocatori per arrivare anche solo vicino alla vittoria. Credo che il modo in cui si è sviluppata la finale la renda forse una delle più speciali che abbia mai vissuto nella mia carriera".