Cesc Fabregas esce dal Sinigaglia con sentimenti contrastanti. La sconfitta interna contro il Milan pesa nel punteggio, meno nella percezione del lavoro fatto dal suo Como. Il tecnico spagnolo, che alla vigilia aveva parlato provocatoriamente di “Serie D contro Champions” rispondendo ai paragoni con Allegri, dopo il 3-1 incassato dai rossoneri ribadisce il concetto, chiudendo l’analisi con un riferimento polemico al “Resultadismo”.
Fabregas, infatti, difende con convinzione la prestazione dei suoi giocatori, capaci di tenere il campo, creare occasioni e mettere sotto pressione il Milan per lunghi tratti della gara. A fare la differenza, secondo l’allenatore, sono state soprattutto le individualità avversarie: il muro eretto da Mike Maignan e il cinismo sotto porta, con Rabiot decisivo grazie a una doppietta. Il tecnico del Como ammette anche una certa difficoltà nel commentare una partita di questo tipo: “Non è il momento di parlare con i ragazzi. Normalmente lo faccio sempre dopo la gara, oggi invece non ho detto nulla: non era il momento giusto. Cosa potevo dire dopo una partita così, persa 3-1? Non succede spesso”.
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La vittoria ottenuta al Sinigaglia è di quelle scolpite nel granito, ottenuta con sofferenza, un po’ di for...Fabregas riconosce i meriti degli avversari senza cercare alibi: “Bravo il Milan per la partita che ha fatto, bravo il loro portiere, bravo Rabiot. A volte bisogna anche saper dire ‘bravi a loro’, anche a livello individuale”. Allo stesso tempo, però, sottolinea come il piano gara fosse chiaro e preparato: “Avevamo studiato il Milan, sapevamo che c’erano un paio di situazioni in cui potevano farci male, e in una di queste ci hanno colpito”. Nessuna apertura, però, a letture troppo entusiaste sul futuro o su presunti salti di categoria. Alla domanda sul passaggio da “Serie D” a “Serie A”, Fabregas taglia corto, con una risposta secca che riporta tutto al dato finale: “1-3, 1-3, 1-3: il risultato resta quello. Resultadismo, che qui piace tanto”.




